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La rete dello spaccio coordinata da una famiglia torinese: sgominata banda di pusher

Una trentina le persone coinvolte, la madre si occupava della logistica

 

Consegnavano stupefacenti a domicilio facendosi pagare anche le spese per il carburante. Le ordinazioni avvenivano tramite telefono, Whatsapp e Facebook con un linguaggio in codice. Il sistema era stato ideato e realizzato da un intero nucleo familiare composto da padre, madre e figlio. I tre risiedono a Orbassano. 

A individuare la banda di spacciatori sono stati i carabinieri della Compagnia di Moncalieri che hanno scovato una banda criminale, formata da italiani, che vendeva cocaina, marijuana e hashish nel torinese, ma anche nelle province di Biella, Cuneo e Verbania. 

I militari, questa mattina - giovedì 3 ottobre - hanno arrestato 22 persone con l'accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Gli ordini venivano effettuati dai clienti soprattutto tramite chat di messaggeria istantanea e mediante l'utilizzo di un linguaggio in codice. La droga era la pizza, i pantaloni, le gambe, gli amici e le camicie.

Ai clienti ai quali veniva effettuata la consegna a domicilio, la banda di spacciatori applicava un sovrapprezzo per il carburante. Il nucleo familiare si avvaleva della sostegno di una ventina di “collaboratori” per vendere le dosi a più di 150 clienti. Sono state documentate cica 400 cessioni di stupefacenti.

Le indagini sono incominciate nel 2018 quando un minorenne era stato denunciato dai carabinieri per aver spacciato hashish ad alcuni coetanei in un fast food di Beinasco. I successivi accertamenti dei carabinieri della Stazione di Beinasco hanno permesso di individuare una rete di piccoli spacciatori che con il tempo è riuscita ad acquisire il controllo del mercato della droga a Orbassano, Beinasco e di alcune zone di Torino. La droga era importata dall’Albania. 

Nel corso delle indagini sono stati individuati 28 pusher, tra denunce e arresti, sequestrati oltre 16 kg di stupefacenti, tra cocaina, hashish e marjuana. 

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