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Stesi a terra davanti alla Regione, gli infermieri ricordano i loro morti: "Non dimenticate cosa abbiamo fatto"

Sono 40 i morti tra gli infermieri in tutta Italia

 

Li hanno definiti eroi, ma loro si sentono traditi dalle stesse istituzioni che hanno loro chiesto di mettersi in prima linea per combattere la guerra contro il Covid19. Sono gli infermieri piemontesi che sono scesi in piazza questa mattina, mercoledì 20 maggio, per protestare. 

In Piazza Castello, davanti al palazzo della Regione Piemonte, si sono stesi per terra a simboleggiare i 40 infermieri che sono morti di coronavirus nel nostro Paese. Erano incatenati e avvolti dentro sacchi neri, gli stessi sacchi che denunciano di aver dovuto utilizzare al posto dei sistemi di protezione individuale che sono arrivati a loro dire in quantità non sufficienti. 

"Ci avete abolito per legge la quarantena preventiva facendoci diventare untori dei nostri colleghi, dei nostri pazienti e delle nostre famiglie. Non ci avete fatto i tamponi nonostante molti di noi avessero sviluppato sintomatologia. Abbiamo indossato sacchi dell'immondizia rinunciando anche alla nostra dignità personale e abbiamo dovuto indossare pannoloni sotto le tute perché ci era impossibile fare i nostri bisogni", si legge in un passaggio della lettera che hanno letto davanti alla Regione Piemonte. 

"Le nostre condizioni di lavoro sono state critiche. Siamo qui oggi per testimoniare quello che è stato e le conseguenze. Nessun premio o bonus rimarginerà le feriti di quel che è stato. Questa categoria merita rispetto. Al momento non c'è nulla. Oggi non si parla più di premialità o bonus. Vuol dire non aver compreso nulla da questa esperienza", racconta Francesco Coppolella del sindacato NurSind. 

"Molti colleghi piangevano in questi mesi e molti colleghi hanno dovuto dormire fuori, lasciare i propri figli. È stata una situazione complicata. Speriamo di uscirne, ma non dimentichiamo quel che abbiamo fatto", conclude Coppolella. 

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