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La plastica nei nostri piatti, ma c'è chi lavora per bloccare gli alimenti dannosi

 

Siamo veramente sicuri di sapere cosa finisce dentro il nostro piatto? A volte sapere che la carne che stiamo per mangiare arriva da un buon allevamento potrebbe non essere sinonimo di qualità. Perché? Perché quello che mangiano gli animali finisce nei nostri piatti e non sempre l'alimentazione degli animali è corretta. Può capitare infatti che nei mangimi siano presenti residui di packaging, ovvero microplastiche. 

A dirlo è una ricerca dell'Istituto Zooprofilattico che ha provato che in determinati mangimi sono presenti, anche in dosaggi bassi, microplastiche, pezzi di carta, alluminio e inchiostri. Ma come arrivano questi residui all'interno dei mangimi? I mangimi vengono realizzati anche con ex prodotti alimentari. 

Gli ex prodotti alimentari sono tutti quegli alimenti esclusi dalla catena alimentare per questioni commerciali - biscotti sbriciolati o troppo cotti - che possono esser utilizzati per l'alimentazione animale. Ci sono industrie che lavorano questi prodotti per produrre mangimi complementari e l'allontanamento del packaging avviene per via meccanica. La presenza di residui di microplastiche può essere dunque inevitabile ed è per questo che l'Istituto Zooprofillatico ha messo a punto un metodo per individuarli nei mangimi che vengono dati agli animali. 

I problemi maggiori sono stati riscontrati con gli allevatori che acquistano i prodotti invenduti dai piccoli commercianti. Non tutti gli allevatori spacchettano i prodotti prima di darli agli animali, alcuni danno i prodotti agli animali con tutto il packaging e l'animale finisce per mangiarlo. 

"Si tratta di ricerche che impattano nella nostra vita quotidiana. Anche nella scelta dei prodotti che consumiamo. Forse il primo modo per contrastare l'utilizzo della plastica dipende da noi che scegliendo prodotti con packaging minore possiamo iniziare a fare qualcosa" - è il commento di Angelo Ferrari, direttore generale dell'Istituto Zooprofilattico. 

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