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Mascherine e farmaci anti-coronavirus destinati alla popolazione, ma erano stoccati in un magazzino

Per la rivendita abusiva

 

Sarebbero dovuti servire per aiutare la popolazione durante l’emergenza coronavirus. Invece, centinaia di medicinali arrivati dalla Cina erano nascosti nei magazzini di una società piemontese che aveva base a Porta Palazzo e ramificazioni a Novi Ligure (Alessandria), Cessalto (Treviso), Rozzano (Milano) e Rignano sull'Arno (Firenze).

È quanto ha scoperto, a inizio maggio 2020, la guardia di finanza di Torino al termine di un’operazione che ha portato alla denuncia di due persone (l'amministratore della società, un cinese di 55 anni residente a Torino, e un altro imprenditore 32enne, suo connazionale, residente a Novi Ligure) e al sequestro di migliaia tra mascherine e medicinali. Una vera e propria montagna di dispositivi importati illecitamente e successivamente commercializzati in tutta Italia.

I finanzieri del gruppo pronto impiego di Torino, che hanno condotto le indagini, accusano i due di avere introdotto illecitamente in Italia containers di mascherine protettive (tipo FFP2 e/o chirurgiche) approfittando della situazione emergenziale connessa alla diffusione dell’epidemia di coronavirus.

Nei magazzini della società di Novi Ligure hanno scoperto come dietro la rivendita di capi d’abbigliamento di lusso acquistati all’outlet di Serravalle Scrivia (sempre nell'Alessandrino) si nascondeva un deposito all’interno del quale venivano stoccate le mascherine importate illegalmente. Qui, oltre a 130mila mascherine, sono state scoperte una quarantina di carte di credito, utilizzate per l’attività illegale, ma anche centinaia di confezioni di medicinali utili al contrasto della diffusione dell'epidemia. Tutti i farmaci erano destinati alla popolazione italiana nell’ambito del progetto di solidarietà dalla Cina 'Anti-epidemic supplies from Zhejiang to Italy'.

L'imprenditore 55enne ha fatto perdere le proprie tracce rifugiandosi in Cina e così i finanzieri non hanno potuto accertare le cause per le quali il materiale si trovasse nascosto nel magazzino dei contrabbandieri anziché essere a disposizione dei servizi assistenziali italiani.

Il giro d’affari illegale appurato dagli investigatori ammonta a oltre cinque milioni di euro. In tre mesi sono state emesse poche fatture d’acquisto e numerose fatture di vendita.

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