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Insegnanti in piazza contro il Governo: "A queste condizioni a settembre per la scuola sarà un disastro"

Chiedono risorse aggiuntive per le strutture e per le assunzioni

 

Un quadrato di 256 metri quadri al centro di Piazza Castello per fare vedere ai torinesi lo spazio fisico che dovranno occupare da settembre gli studenti torinesi e, più in generale, italiani. A riempirlo questa mattina, lunedì 8 giugno, sono stati 50 insegnanti, ma anche studenti e genitori. L'obiettivo era ribadire al Governo che per ripartire serviranno risorse aggiuntive per strutture adeguate e assunzioni. 

"Voglio tornare a insegnare in presenza nel rispetto dei parametri di sicurezza, la didattica a distanza non è scuola. Deve essere limitata a momenti residuali ed eccezionali", è uno dei tanti messaggi che gli insegnanti hanno scandito prima di andare a occupare il proprio posto nel quadrato. "Alle mie spalle ci sono 50 persone che sono circa due classi. Un istituto superiore ha circa 1.000 persone, pensate cosa vuol dire con il distanziamento sociale. Il quadrato serve per 50 persone, è evidente che o si investe in strutture e in organici, oppure l'unica cosa che succederà a settembre è un taglio del 50% del quadro orario", a sostenerlo è Massimiliano Rebuffo, segretario provinciale della FLC CGIL. 

"Il decreto che hanno approvato l'altro giorno non serve a nulla. Fioramonti - ex ministro dell'Istruzione - si è dimesso perché voleva 3 miliardi di investimento nella scuola. Con il decreto scuola investono 1,4 miliardi dopo il covid, ne servivano 3 prima del covid. Per garantire questo distanziamento e gli organici servono 36 miliardi di euro. Se ho i dispositivi, ma non le aule e gli insegnanti, a cosa mi servono?", conclude Massimiliano Rebuffo, segretario provinciale della FLC CGIL. 

"Noi vogliamo rientrare a scuola in sicurezza. Dai provvedimenti che sono stati approvati in questo periodo non si evince attenzione per la scuola. Non ci sono le risorse necessarie per mettere in sicurezza gli edifici, per assumere personale che sarà indispensabile per fare gruppi più piccoli e non ci sono risorse per acquistare attrezzature che occorrono per fare didattica", aggiunge Teresa Olivieri, segretaria generale CISL Scuola Torino e Canavese.

"La didattica a distanza non è didattica. La scuola piemontese arriverà a settembre in una situazione disastrosa perché non vediamo nulla. Ci sono stati incontri con Città Metropolitana e Comune, ma si è parlato del fatto che ogni scuola dovrà trovare la modalità per organizzarsi", conclude Teresa Olivieri, segretaria generale CISL Scuola Torino e Canavese. 

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