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La storia di Lina, grazie al web il suo cibo attira clienti da tutto il mondo: "Siamo un'esperienza di gusto"

L'attività è aperta da 42 anni e si è trasformata più volte

 

Il segreto per sopravvivere alla globalizzazione e non diventare una delle tante attività commerciali costrette ad abbassare la serranda definitivamente? Far conoscere al mondo la propria cultura. È questa la ricetta della signora Lina Chiocchia, titolare della gastronomia "Ai doi Scalin" di via della Consolata. 

Una gastronomia che non è una delle tante, perché si tratta di un'attività che esiste dall'agosto del 1979. Ben 42 anni. "All'epoca io facevo l'estetista. Erano i primi di agosto quando ho deciso di cambiare. Questo negozio è nato come panetteria e poi, con l'evolversi della zona, abbiamo deciso di accontentare le richieste dei clienti che lamentavano che mancava in zona un negozio che vendesse alcuni prodotti. Non c'era neppure un supermercato", racconta la signora Lina.

Un'attività che dunque è stata in grado di evolversi guardando alle necessità del territorio, ma soprattutto al cambiamento del mercato: "Per lavorare di più abbiamo dovuto specializzarci. Abbiamo cominciato a vendere piatti tipici del territorio e la gente ha gradito. Da noi adesso arrivano persone da tutte le parti del mondo perché siamo riusciti a inserirci nel circuito degli Airbnb e siamo diventati un'esperienza per i turisti. Noi raccontiamo il cibo e i vini di Torino e così facendo siamo pro-turismo. Ci fanno ottime recensioni perché qui trovano il calore della famiglia e cibo di qualità", continua la signora Lina. 

La signora Lina dalla sua attività ha potuto vedere cambiare il suo quartiere e soprattutto il mondo del commercio e vorrebbe un po' più di attenzione dall'amministrazione comunale: "Questa sono è in involuzione. Non è in fase di sviluppo. Chiudono in negozi; non ci sono persone di passaggio, ma solo traffico. Siamo dei sopravvissuti. Sul web ci descrivono alla stregua dei ladri, degli evasori fiscali. Se uno alle volte non paga qualcosa è perché non riesce a farlo. È per questo che continuo a lavorare, perché altrimenti alla mia età avrei potuto smettere". 

Una delle tante attività che ce la fanno e che stiamo cercando di raccontare

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