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Giusy, la studentessa sorda che lotta per un'Università accessibile: "Voglio diventare un'insegnante"

La Regione stanzierà fondi per acquistare un programma di traduzione automatica

 

Giusy Covino è una studentessa universitaria sorda e a ottobre ha ingaggiato una propria battaglia con l'Università di Torino per avere pari opportunità e accesso all'offerta formativa. Solo un terzo delle ore di lezione, infatti, sono coperte dalla traduzione con il linguaggio dei segni. Lei oggi, giovedì 21 novembre, ha vinto però un primissimo round: in consiglio regionale è stato presentato un ordine del giorno per l'acquisto di un programma di sottotitolazione automatica che si chiama Dragon NaturallySpeaking. 

A presentare l'ordine del giorno e a garantire che la Regione Piemonte stanzi i fondi per l'acquisto di questo programma sono stati i consiglieri regionali Andrea Valle, del Partito Democratico, e Maurizio Marrone, di Fratelli d'Italia, che questa volta si sono uniti per uno scopo importante. I due garantiscono che dal prossimo anno accademico ogni studente sordo potrà usufruire del programma per la sottotitolazione automatica. 

In Piemonte gli studenti sordi sono circa 47: "Ho cominciato a lottare per il diritto all'autonomia degli studenti sordi perché voglio entrare in università sentendomi esattamente come gli altri. L'Università deve adeguarsi alle esigenze di ogni persona sorda. Per me oggi è un passo grandissimo", racconta Giusy.

"Io in questo semestre avevo 22 ore di lezioni settimanali ed erano coperte dalla traduzione solo un terzo. Non tutti gli studenti sordi hanno la mia esigenza. Ci sono studenti che hanno bisogno di altri servizi ed è importante adeguarli. Non potendo partecipare alle lezioni studio da sola e mi devo impegnare di più e il mio tempo per fare l'esame non è puntuale", continua Giusy. 

"Adesso sono iscritta ad Arte e Culture moderne. Il mio obiettivo a questo punto è quello di diventare un'insegnante all'interno dell'Università per porterla rendere accessibile", conclude Giusy.

La deputata interviene nel linguaggio dei segni, ma in Parlamento non possono verbalizzare 
 

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