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La lotta di Rebecca e l'intervento in Germania annullato per il coronavirus: l'appello della madre

La ragazzina ha 14 anni e da 4 anni combatte contro due patologie rare

 

Alessia è una mamma coraggiosa che da quattro lotta quotidianamento contro le patologie rare che affliggono la figlia. La ragazzina, che adesso ha 14 anni, avrebbe bisogno di ulteriori interventi all'estero, ma a causa del coronavirus la diagnostica che dovrebbe effettuare è stata sospesa. La donna abita ne canavese, in provincia di Torino. 

Rebecca da quattro anni combatte contro la malformazione di Chiari e l'ipotensione liquorale, due malattie che la costringono a letto. "La malformazione di Chiari è un problema che è stato risolto con otto interventi alla testa, ma ora il problema fondamentale è l'ipotensione liquorale di cui non si è ancora riusciti a individuare il punto preciso di perdita del liquido cefalorachidiano", racconta Alessia, la mamma di Rebecca. 

Per risolvere il problema Alessia e sua figlia avrebbero dovuto recarsi all'estero: "Avremmo dovuto fare una diagnostica mirata e poi a seguito un intervento chirurgico in base a ciò che avrebbe rilevato la diagnostica. Il problema è che dall'estero ci negano l'acesso a causa del coronavirus. A lungo andare se questa problematica non viene trattata mia figlia potrebbe incorrere anche in difficoltà di vitale importanza. Noi non chiediamo di partire domani mattina o fra una settimana, chiediamo che il nostro problema non venga accantonato".

"Mia figlia da quando è sopraggiunta l'ipotensione liquorale era seguita in america in un centro ad altissima specializzazione di Los Angeles, adesso si tratterebbe di dover fare un grosso intervento alla colonna vertebrale e per fare questa diagnostica ci hanno consigliato di rivolgerci a un centro ad altissima specializzazione in Germania (l'ospedale Uniklinik di Friburgo). In Europa ci sono due centri di questo tipo, uno è in Germania e l'altro è in Svizzera. Noi avevamo ricovero a Friburgo il 9 marzo, però a causa di questa emergenza ci hanno contattati dicendoci che non potevano accettarci. Allora mi sono rivolta in Svizzera, ma anche lì non hanno potuto effettuare il ricovero", racconta Alessia. 

La donna adesso ha bisogno del Governo italiano ed è a questi che si è rivolta: "Noi chiediamo se si può fare in modo che la presa in carico della diagnostica di mia figlia possa avvenire. Ho provato a scrivere al ministero della Salute e degli Esteri, il primo in un primo momento mi ha risposto che se ci negavano l'accesso perché eravamo italiani potevano intervenire. Io ho girato la documentazione medica con tanto di documento del neurochirurgo italiano che attestava che questa diagnostica in Italia non viene effettuata e ho allegato le mail che ci hanno inviato dall'estero. Non ho però ricevuto più alcuna risposta e tutto tace", conclude Alessia. 

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