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Coronavirus, l'appello di Gianni dalla terapia intensiva: "Restate a casa, io l'ho sottovalutato"

Il virus ha ucciso anche suo padre

 

Si chiama Gianni Zampino, ha 40 anni, è di Torino e da una decina di giorni respira grazie all'ausilio delle macchine del reparto di terapia intensiva dell'ospedale a causa del coronavirus. A raccontare la sua storia, a metà marzo 2020, è lui stesso tramite un video pubblicato su Facebook. 

Racconta che negli ultimi dieci giorni la sua vita è stata stravolta: "Purtroppo non posso ancora respirare senza l'ausilio di questa maschera, mentre di notte devo portare un casco che mi permetta di respirare. Voglio fare questo video perché troppa gente prende sotto gamba questo maledetto coronavirus". 

Coronavirus che oltre a costringerlo in terapia intensiva gli ha ucciso anche il padre: "Fino a pochi giorni fa la mia vita scorreva tranquillamente. Avevo un lavoro, mi prendevo cura di mio papà, facevo tanto tanto sport e vedevo gli amici. Avevo una vita normale come quelli di tanti voi. Come tanti ho sottovalutato questo virus, ho pensato a un discorso politico, militare, a una bufala. Sinceramente però non ho fatto nulla per prendere questo virus che invece è entrato nel mio corpo e ha ucciso mio padre", racconta Gianni. 

Infine l'appello: "Tutti dicono che questo virus è una normale influenza, ma non lo è. Entra dentro di te, si impossessa di te e ti prende i polmoni. La cosa più brutta è che non è conosciuto, come fai a sconfiggere un avversario che non conosci? C'è troppa ignoranza e troppe poche sono state le informazioni date. Il mio messaggio è di fare attenzione, di stare a casa questi 15 giorni: state con le vostre famiglie, giocate con i giochi di società, vedete un film, leggete un libro. Solo tutti insieme seguendo queste regole potremo riprendere la nostra vita in mano". 

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