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Fabbriche, il decreto Conte non convince Cirio: "Dobbiamo chiudere, non fare finta"

"La Cina ci insegna cosa dobbiamo fare"

 

"Se la gente sta a casa ne usciamo. La Cina ci insegna cosa dobbiamo fare, non ci sono tanti altri segreti", a dirlo è Alberto Cirio, il presidente della Regione Piemonte, che non sembra essere troppo soddisfatto delle misure annunciate dal Governo che sarebbero troppo morbide. 

Nel decreto ci sarebbero infatti ancora troppe eccezioni che nella sostanza lascerebbero aperte non solo le aziende la cui produzione viene definita necessaria, ma anche quelle che appartengono alla filiera: “Dobbiamo chiudere davvero, non per finta. Leggendo l'ultimo decreto del Governo ho però il timore che tante realtà possano ancora restare aperte. Sin dall'inizio abbiamo adottato la linea del rigore, perché solo restando a casa si sconfigge il virus, e invece temo che ci siano ancora troppe eccezioni", ha dichiarato Cirio.

"Bisogna capire quella che è l'effettiva portata. Noi tutto ciò che potevamo chiudere in Piemonte lo abbiamo chiuso. Siamo addirittura in "contenzioso" con il Governo per vedere se possiamo sospendere gli studi professionali. Vediamo dunque l'attuazione pratica di questo decreto sulle aziende perché io condivido che è necessario non spegnere il motore economico del Paese, ma dobbiamo capire questo decreto cosa porti in termini di chiusure", ha aggiunto Cirio. 

"In queste ore stiamo verificando l'attuazione pratica del decreto di domenica sulle aziende", ha continuato Cirio, "Ho il timore che il combinato disposto tra codici Ateco e filiere permetterà a tante aziende di continuare ad essere operative, mentre occorre evitare forme di assembramento per centinaia di lavoratori”.

Per quanto riguarda la chiusura degli studi professionali, prevista dall'ordinanza regionale e non dal decreto Cirio ha aggiunto "Abbiamo trasmesso al ministero dell'Interno il parere del nostro ufficio legale, secondo cui ha appunto valore la nostra ordinanza perché più restrittiva. I nostri uffici dicono che ci sarebbero problemi se allargassimo le maglie, ma noi le stringiamo. Lo stesso ha fatto la Regione Lombardia. Attendiamo che ci rispondano se è in vigore una o l'altra".
 

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