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Il Comune mette in vendita la scuola, ma dentro ci sono ancora i bimbi

 

Da ottant'anni è lì, in corso Unione Sovietiva all'angolo con corso Sebastopoli, ma adesso il suo futuro è stato messo seriamente in discussione. A farlo è stato il Comune di Torino che ha inserito l'immobile che ospita l'Istituto Principe Vittorio Emanuele tra quelli da vendere, base d'asta un milione e mezzo di euro. 

Che il Comune di Torino abbia bisogno di fare cassa non è un mistero, ma la notizia è giunta lo stesso come un fulmine a ciel sereno sulla testa di chi all'interno di quella scuola elementare ci lavora e dei genitori che quotidianamente portano lì i propri figli. Sia chiaro, anche se domani l'immobile dovesse essere venduto non verrebbero interrotte le attività di punto in bianco, ma questo non rassicura lo stesso la dirigente scolastica Rossella Ferrando: "La concessione ci è stata rinnovata per sei anni, ma ciò non ha molto senso se deve essere venduto l'immobile. Perché appena sarà messo in vendita un genitore prima di iscrivere qua il proprio figlio ci penserà due volte". E questo è ovvio perché il ciclo scolastico delle elementari dura cinque anni e il rischio è che la scuola chiuda prima della fine dello stesso. 

Una cessione che però rischia anche di essere una beffa per la scuola perché negli ultimi anni sono stati investiti dall'istituto circa 450.000 euro per lavori di manutenzione: rifacimento della cucina, dell'aula informatica, eliminazione delle coperture eternit, cambiata la caldaia, messo la scuola a norma con le leggi di sicurezza, rifatto i bagni, costruzione della pedana per i disabili. Soldi che sono arrivati dai contributi delle famiglie. 

Una piccola speranza però c'è: l'immobile fu concesso al Comune di Torino da una famiglia patrizia che lasciò lo stabile a condizione che contenesse una scuola. L'istituto scolastico sta cercando quel documento per poterlo far valere nei confronti dell'amministrazione comunale. Intanto è partito il tam tam su internet dove in alcuni giorni sono state raccolte 1.500 firme con una petizione online a difesa della scuola e da ieri - giovedì 3 luglio - si stanno raccogliendo le firme anche per una petizione da portare in Comune. 

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