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Luciano ha trascorso 4 mesi in carcere per una rapina mai commessa: "Adesso ho perso tutto"

La rapina è stata effettuata a Cerignola, ma lui era a Torino

 

Quatro mesi rinchiuso in carcere per un errore giudiziario. Lunedì scorso, il 23 settembre, l'incubo di Luciano Di Marco e di sua moglie, Anna Bonanno, è terminato, ma adesso i due devono fare i conti con i danni che la malagiustizia ha lasciato nelle loro vite. 

"Io sono arrabbiato con la giustizia italiano e con lo Stato perché quel che è capitato a me può capitare ad altre persone. Nemmeno al mio peggior nemico auguro di passare quel che io ho passato lì dentro" - Luciano Di Marco ha 36 anni, è di Torino e gli ultimi quattro mesi della sua vita li ha passati dietro le sbarre, prima al carcere Lorusso e Cutugno e poi a Foggia. Tutto per colpa di un errore. 

È la mattina dell'8 marzo, a Cerignola due uomini e una donna entrano all'interno della gioielleria "Sciscio" e la rapinano. Il bottino sarà di 72.000 euro. Subito scattano le indagini da parte della polizia. Ad accusarli sono tre donne , la commessa della gioielleria e due esercenti, che dicono di riconoscere Luciano Di Marco e la moglie dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza. 

Il 5 giugno a Torino giungono gli agenti della polizia di Cerignola e l'uomo finisce dritto in carcere, mente la moglie starà per 24 giorni agli arresti domiciliari. Luciano Di Marco però l'8 marzo era a Torino, a oltre 1.000 chilometri di distanza da Cerignola. A dimostrarlo ci sono alcune fotografie, messaggi sul telefono, la testimonianza di amici, di un gommista e anche degli insegnanti dei figli. La moglie, anch'essa accusata della rapina, invece era dal pediatra, sì, perché lei aveva partorito appena un mese prima di quel fatidico 8 marzo. 

Ad assitere l'uomo è l'avvocato Domenico Peila di Torino che riesce a far effettuare da un docente del Politecnico di Foggia una perizia tecnologicamente avanzata con un margine di errore inferiore all'1%. Luciano Di Marco viene portato all'interno della gioielleria e viene fotografato nella stessa posizione che assumono i rapinatori nel video. Le due immagini comparate dimostreranno che l'uomo che ha effettuato la rapina non è lui. 

Così Di Marco viene scarcerato e lunedì scorso torna a Torino, ma adesso non ha più un lavoro e la gente lo guarda con sospetto. Lui vuole giustizia perché i quattro mesi che lo Stato gli ha rubato nessuno glieli potrà restituire. L'avvocato Domenico Peila assicura che una volta che il procedimento a carico dell'uomo e della moglie saranno definitivamente archiviati procederanno a richiedere un risarcimento per ingiusta detenzione. 

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