L'immortale leggenda granata: il ricordo del Grande Torino

A sessantasei anni dal più tragico evento che il mondo del pallone italiano abbia mai conosciuto: il ricordo degli invincibili eroi di una formazione leggendaria, manifesto dell'Italia che riparte dalle macerie

Erano da poco passate le diciassette ed era il 4 maggio 1949 quando il mondo perse per sempre i giocatori vestiti di granata del Grande Torino. Tornavano da una trasferta a Lisbona quando il velivolo che li trasportava si schiantò contro la collina di Superga, dove morirono tutte e trentuno le persone a bordo del volo. Insieme ai campioni il loro tecnico Erbstein, gli accompagnatori, i dirigenti e tre cronisti che quel Grande Toro lo avevano raccontato: il fondatore di Tuttosport, Casalbore, Tosatti e Cavallero. 

Avevano vinto cinque scudetti consecutivi quei ragazzi che dal ’42 al ’49 regalarono ad un’Italia distrutta la gioia di un calcio passionale, vivo, libero a tratti spirituale. Così profondo e dentro le teste delle persone che più di un milione di cittadini scesero per le vie di Torino a salutare per l’ultima volta quei campioni, quegli eroi di un’Italia distrutta dalla guerra. 

Avevano subito 151 gol in 172 partite, meno di uno per match. Una formazione composta da giocatori che oggi non esistono più: calciatori universali. Attaccano e difendevano insieme  e si conoscevano quei ragazzi che avevano visto e sopportato quella guerra atroce. Giocava il Triestino di Ferro, Giuseppe Grezar, classe 1928 al Toro dal 1942 insieme a Mazzola e Loik. Un mediano con stile, ragionatore lucido in grado di dare i palloni migliori ai compagni. Giocava in coppia con Rigamonti, il coinquilino di Bagicalupo e Martelli, classe 1922 chiamato da tutti il motociclista pazzo. 

Sull’erba del campo si è conquistato con i numeri e il gioco il titolo di primo vero “stopper” italiano: forte fisicamente e con piedi vellutati in grado di pescare i compagni in ogni angolo del campo: da subito titolare esordì in un derby contro la Juventus e fino a quando la tragedia non lo colse con gli altri eroi granata aveva regalato ai suoi tifosi 140 gol. 

Insieme con loro tutti gli altri calciatori che di questo Torino non erano solo componenti sotto contratto. Era una famiglia quella composta da quei ragazzi che vedevano nel calcio un lavoro e un modo di dire grazie ad un destino che gli aveva regalato giorni felici in mezzo alla tanta tristezza del conflitto mondiale. E quegli eroi, uomini di un tempo che sembra dimenticato, sono celebrati ancora oggi: come ogni anno. 

In migliaia a Superga sono accorsi per ricordare quei giocatori. Per non cancellare dalle memorie un fulgido esempio di sportività, correttezza e sogno. Un pensiero lucido di un calcio fatto di idee, idoli e ideologie, un gioco basato sui principi del rispetto, del lavoro e dell’abnegazione. Lo celebrano i tifosi granata, con una bella manifestazione a Superga, questo giorno triste che anche il resto del mondo del pallone tricolore onora e rispetta. 

Lo fanno però anche dal resto del mondo. Il ricordo di quella squadra è vivo non solo nella mente dei più attempati tra i tifosi. Celebra la squadra degli imbattibili anche la Fifa che in questo giorno con un tweet rinnova il suo ricordo del Grande Torino. Insieme ai tifosi ci saranno anche i giocatori del Torino di Giampiero Ventura, che con il capitano Glik darà lettura dei nomi dei caduti per rendere l’omaggio più sentito. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Tragedia nel palazzo del centro cittadino: uomo si uccide gettandosi nel vuoto

  • Ventiquattro ore dopo, nuovo dramma in autostrada: morto un 26enne

  • Sbanda con l'auto e finisce contro il guardrail: morta una donna

  • Precipita dal quarto piano mentre fa lavori in casa: morto dopo l'arrivo in ospedale

  • Perde il controllo dell'auto che invade la corsia opposta: scontro frontale, ragazzo grave in ospedale

  • Abbandona un sacco lungo la strada: “pizzicato” dalle telecamere e sanzionato dai vigili

Torna su
TorinoToday è in caricamento