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Lavoratori acquistano con il Tfr la fabbrica fallita: ora è fuori dalla crisi e fattura due milioni di euro

La storia dei dipendenti della Screen Sud di Acerra: come hanno salvato la loro azienda

Un gruppo di lavoratori di un’azienda nel napoletano è riuscito a salvare la ditta, acquistandola con la liquidazione i 15 anni di lavoro, mettendo sul piatto anche l’anticipo di mobilità, e con l’aiuto di LegaCoop. È la storia dei dodici operai della Screen Sud di Acerra, ormai di loro proprietà, che adesso fattura due milioni di euro all’anno e va a gonfie vele, come racconta Repubblica. Per arrivare a questo risultato ci sono voluti impegno e sacrifici, “sei anni lontani dal lavoro, altri 3 per provare a rilevare l’azienda, macchinari comprati all’asta con il proprio Tfr, poi sabotaggi, un incendio e tante difficoltà”.

Così 12 lavoratori hanno salvato l'azienda

"Non posso spiegarlo, non trovo le parole - racconta Raffaele Silvestro, presidente della cooperativa ed ex responsabile commerciale della vecchia società fallita - ti alzi da casa tua e vieni a casa tua. Trovi più energie in tutto quello che fai perché lo fai per te. È un'esperienza unica".

La coop produce 3mila metri quadri al mese di telai in acciaio, reti antintasanti-setaccio per le industrie estrattive e l'edilizia, oltre al mercato italiano (soprattutto il Nord Est) una buona parte della loro produzione viene esportata in Nord Africa, Australia ed Europa.

"Abbiamo creduto in loro perché erano davvero motivati e c'abbiamo puntato - spiega Rosario Florio direttore Lega Coop - li abbiamo supportati ed è stata una gioia condivisa quando hanno riacceso le macchine e sono ripartiti". 

Con il supporto di Lega Coop, il gruppo ha partecipato all’asta delle macchine e del magazzino della loro ex società, la Lafer di Nola, riuscendo ad aggiudicarsi i lotti. La strada da allora però è stata in salita, tra i ritardi dall’Inps per pagare i Tfr e una serie di sabotaggi, culminati nell’incendio della fabbrica. L’azienda si è poi spostata ad Acerra. "Un percorso a ostacoli difficilissimo, se ci penso ora mi vengono i brividi - ricorda Carmine De Luca - Abbiamo lottato anche a casa nostra. Mia moglie mi diceva: "Trovati un altro lavoro". Io sempre nervoso: avevo molta paura ma ho deciso di rischiare perché mi fidavo dei colleghi. La disperazione ci ha dato la forza di rischiare e forza di volontà per realizzare".

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