Tumori in Piemonte, ogni anno 1500 persone si ammalano a causa del lavoro

Numeri e proposte emergono dal dossier dell'Ordine dei Medici di Torino e Provincia

Il tumore in Italia è oggi la seconda causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari. Solo nel 2018 le nuove diagnosi sono state 370mila, 18mila delle quali sono attribuibili a fattori occupazionali. In Piemonte, le persone che si ammalano a causa del lavoro che hanno svolto nel corso della loro vita, sono 1500. Numeri impressionanti che emergono dal dossier sui tumori occupazionali " a bassa frazione attribuibile" realizzato dalla Commissione Salute e Sicurezza Ambienti di lavoro e di vita dell'Ordine dei Medici di Torino e Provincia, presieduto da Guido Giustetto. 

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Il dossier

E l'obiettivo del dossier è proprio quello di far luce su quelle tipologie di tumore la cui origine lavorativa non è prevalente dal punto di vista statistico, ma ha comunque un peso non trascurabile. Secondo studi recenti infatti, il 4-5% di tutti i tumori maligni è attribuibile a fattori occupazionali - esposizione a sostanze o agenti chimici-fisici cancerogeni - ma ci sono differenze estremamente rilevanti a seconda dei casi. 

Per ciò che riguarda il tumore alla vescica per esempio, le stime dell'Associazione italiana registro tumori riportano che in Piemonte, nel 2018, il numero di nuovi casi è stato di 2300, con 756 decessi. Di questi, la quota attribuibile a cause occupazionali è bassa: i casi riconosciuti di tumore occupazionale alla vescica sarebbero stati 94 e i decessi complessivamente 19. I principali agenti cancerogeni associati al tumore alla vescica sono le ammine aromatiche: sostanze chimiche usate nell'industria dei coloranti, chimica, della gomma e del tessile. 

"Se oggi è risaputo - ha dichiarato Riccardo Falcetta, medico del Lavoro presso la Città della Salute -,  anche fra i non addetti ai lavori, che il mesotelioma può essere causato dall'esposizione all'amianto, utilizzato soprattutto anni addietro nell'edilizia, resta ancora molto da lavorare sugli altri tumori, quelli a bassa frazione attribuibile".

Cosa fare: le proposte dell'Ordine dei Medici

E per questo sono necessarie l'informazione, la formazione e l'aggiornamento dei medici - e quindi la loro sensibilizzazione alla diagnosi eziologica, non solo clinica -, la ricostruzione della storia lavorativa del paziente e la semplificazione delle procedure necessarie all'approfondimento dei casi di tumore di sospetta origine professionale. "Oggi chi riceve una diagnosi di tumore - prosegue Falcetta - ha come primo obiettivo quello di curarsi, non quello di risalire alle cause. Su 800 segnalazioni che ci aspettiamo, di tumori che possono avere una correlazione con l'occupazione, in realtà ne arrivano 200: solo un quinto".

La strada è più in discesa invece per i tumori ad alta frazione attribuibile - fenomeni noti, ampiamente studiati e riconosciuti anche da notifiche di legge presso l'Inail - tra cui il mesotelioma pleurico, dovuto all'esposizione all'amianto per oltre l'80% negli uomini e circa il 50% nelle donne; i carcinomi del naso e dei seni paranasali causati all'esposizione a polveri di legno o cuoio e a composti di nichel e correlati in quasi il 50% dei casi negli uomini e nel 20% nelle donne. 

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