La protesta dei ciclisti davanti al Comune: "Vogliamo più sicurezza"

Dopo gli incidenti mortali dell'ultimo fine settimana a Torino, i sostenitori delle due ruote si sono dati appuntamento in piazza Palazzo di Città

E' con l'hashtag #bastamortinstrada che un'ottantina di rappresentanti di Bikepride e di altre associazioni delle due ruote si sono dati appuntamento poco fa davanti a Palazzo di Città, mentre assessori e consiglieri fanno il punto in commissione sul Biciplan, il piano della mobilità ciclabile.

Dopo i tragici eventi del fine settimana che hanno visto in città la morte di due ciclisti, uno sabato sera in corso Sacco e Vanzetti e l'altro a distanza di nemmeno 24 ore, in corso Dante, con questa protesta si vogliono ricordare all'amministrazione gli impegni presi. "Buche e incroci con scarsa visibilità non mancano, e purtroppo bisogna anche fare i conti con la cattiva educazione stradale degli automobilisti - lamentano davanti al Comune -: è ora che si faccia qualcosa, vogliamo più sicurezza".

Le situazioni pericolose in città in effetti non mancano, dalle macchine parcheggiate in doppia fila alla gente che parcheggia direttamente sulle piste ciclabili dove è vietato - corso Marconi nè è un esempio -, i ciclisti spesso sono messi nelle condizioni di dover fare manovre improvvise e potenzialmente pericolose. " E la questione non è quella di dover cercare un colpevole a tutti i costi - precisa Cristina Caimotto di Bikepride -: il fatto è che nell'incidente quello ad avere la peggio è sempre il ciclista. Se alla guida si tenesse una velocità più consona alla città, forse non ci scapperebbe il morto così facilmente".

Se poi si prendesse esempio dalle città dell'Europa del nord, per chi si sposta sulle due ruote ma anche per gli automobilisti, ci sarebbero molti problemi in meno. Nel 2013 la Città di Torino ha approvato il Biciplan, il piano della mobilità ciclabile ma secondo chi si sposta su due ruote, i risultati non si sono ancora visti: "Non è cambiato nulla da allora e pensare - continua la Caimotto - che basterebbe copiare da Copenhagen o Amsterdam. Ma è una questione di mentalità, il problema è che a Torino tutto ruota attorno all'auto".

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