Con l'addio di Matteo Renzi, traballa il patto tra Torino e il Governo

In settimana si attendevano i primi 300 milioni di euro destinati alle opere pubbliche, danneggiate dalla recente alluvione

Renzi e Appendino alla sede della Protezione Civile di Torino

Con la vittoria del no e le dimissioni di Renzi, il patto del Governo con Torino, definito durante la campagna referendaria, è a rischio. Detto in soldoni, traballano i sei miliardi - cinque dei quali solo per le infrastrutture -, i fondi destinati al Parco della Salute, quelli più urgenti per riparare i danni causati dall'alluvione, quelli per la cultura e anche l'arrivo dell'esercito per la supervisione all'ex Moi.

Con l'addio del presidente del Consiglio, Torino si deve rassegnare a mettere da parte - almeno per il momento - tutti i benefici che Roma, proprio nella persona di Matteo Renzi, aveva promesso. Nella settimana a venire si attendeva il primo sblocco di 300 milioni destinati alle opere pubbliche danneggiate dalla furia dell'acqua e a breve i 250 milioni per la realizzazione del Parco della Salute e i 140 solo per la ricerca.

Erano previsti anche 150 milioni per dare ossigeno alla cultura: in particolare per la riqualificazione della Cavallerizza Reale, Stupinigi, il Museo di Scienze Naturali e la Mandria. Almeno per ora, nulla di fatto.
 

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