Casa, in arrivo dalla Regione 3 milioni di euro per il "salvasfratti"

I fondi sosterranno coloro che, in maniera incolpevole, non sono stati in grado di pagare l'affitto

Una manifestazione contro gli sfratti

Per fronteggiare l'emergenza sfratti in città, il Comune di Torino aderirà all'avviso pubblico per la richiesta del contributo regionale di quasi 3 milioni di euro. Nel 2016 sono state ben 136 le famiglie torinesi che, proprio grazie alle risorse del "Fondo inquilini morosi incolpevoli", non sono state costrette a lasciare la propria casa.

 I fondi sono destinati infatti a finanziare quelle misure adottate per aiutare le famiglie che, per la perdita o la consistente riduzione del proprio reddito, non sono più state in grado di pagare il canone di affitto e per le quali è stata già avviata una procedura di sfratto per morosità, ovviamente incolpevole.

La delibera con cui la città di Torino aderirà al bando - un passaggio amministrativo obbligatorio per ottenere il finanziamento che di fatto però è già stato definito - è stata proposta da Sonia Schellino, assessora al Welfare.

A poter usufruire di contributi per il sostegno alla locazione, attraverso lo strumento del “Fondo Salvasfratti” e la stipula di contratti a canone concordato mediante l’intermediazione dell’agenzia comunale Lo.Ca.Re., sono le famiglie con cittadinanza italiana (o di uno dei Paesi dell’Unione europea) oppure con regolare permesso di soggiorno, che abbiano un reddito Isee da regolare attività lavorativa non superiore ai 26mila euro.

Inoltre devono aver già ricevuto un atto di intimazione di sfratto per morosità, devono essere titolari di un contratto di locazione regolarmente registrato e residenti nell’alloggio oggetto della procedura di sfratto da almeno un anno. Gli uffici comunali poi verificheranno che i richiedenti non siano proprietari o usufruttuari di abitazioni in provincia di Torino.

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Per l’assegnazione del contributo - che per sanare la morosità non dovrà essere superiore a 12mila euro -, tra i criteri preferenziali, vi è la presenza all’interno del nucleo familiare di almeno un componente ultrasettantenne o di un figlio minore, oppure di una persona con invalidità accertata per almeno il 74%, oppure ancora di un membro del nucleo in carico ai servizi sociali o alle Asl per progetti assistenziali individuali.

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