Firme false, condannata consigliera del Pd. Non era presente ma autenticava

E' stata condannata a un anno e tre mesi, pena sospesa, Erika Faienza. E' ritenuta responsabile di falso in violazione della legge elettorale. Per l'accusa avrebbe autenticato delle firme per la lista Piemonte Europa Ecologia a sostegno di Piero Fassino senza essere presente

TORINO - La consigliera provinciale del Pd Erika Faienza è stata condannata dal Tribunale di Torino per aver autenticato delle firme per la lista Piemonte Ecologica a sostegno del sindaco Piero Fassino. I giudici le hanno contestato il fatto di non essere stata in realtà presente e per questo è stata ritenuta responsabile di falso in violazione della legge elettorale.

I fatti si riferiscono alle elezioni comunali del 2011, in cui Faienza non era candidata ma si era messa a disposizione per occuparsi della composizione delle liste elettorali, essendo lei un soggetto abilitato ad autenticare le firme. Da quanto sentenziato lei non avrebbe svolto il suo compito, anzi non era proprio presente nel momento delle autenticazioni e della raccolta. La condanna è stata di un anno e tre mesi con pena sospesa.

Assistita dall'avvocato Giampaolo Zancan, l'interessata ha sempre negato la circostanza e ha già detto che farà ricorso perché è convinta della sua innocenza e buonafede. Uscendo ha poi aggiunto che "se si portassero in tribunale tutti i casi come questo, le aule sarebbero intasate". Parlando con i giornalisti, Erika Faienza ha fatto riferimento anche al caso di firme false per cui è stato condannato a giugno l'ex consigliere regionale Michele Giovine, ammettendo di essere dispiaciuta perché la sua vicenda è associata in modo appropriata a quella "gravissima" della lista Pensionati per Cota, con cui invece - dice - di non aver nessun legame. "Al mio procedimento - evidenzia la consigliera - non sono state attribuite firme false. Ho svolto l'attività di autenticatore con correttezza ed onestà, come peraltro ho fatto per le elezioni che si sono succedute in questi anni. Ritengo vergognoso che altre vicende ben diverse da questa vengano messe sullo stesso piano".

Saputo del riferimento fatto al suo caso, Michele Giovine ha detto che il giudice che ha condannato Faienza "è stato giusto, equilibrato ed imparziale". Ad essere esagerate semmai sono le altre sentenze per l'ex consigliere regionale. Per esempio la sua: "La mia appare ingiusta e soprattutto mostruosa ed abnorme nella pena - dice -. La presenza del pubblico ufficiale è necessaria per garantire la regolarità del procedimento - conclude -, altrimenti quelle firme potrebbero essere raccolte per qualunque altra cosa. La Faienza non c'era mai".

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