Polizza contro gli errori per i medici, Boeti: "Da Regione assicurazione"

"Saitta convochi un tavolo con le organizzazione sindacali dei medici per concertare soluzioni che garantiscano la copertura assicurativa ai professionisti che operano nella sanità regionale"

Niente risarcimenti per i medici delle strutture sanitarie pubbliche che dovrebbero essere quindi coperti da una polizza assicurativa adeguata. A lanciare la proposta è il vicepresidente del Consiglio regionale Nino Boeti, chirurgo ortopedico presso la Città della Salute di Torino, il quale chiede apertamente che i medici non si trovino a rispondere di risarcimenti che spesso raggiungono cifre di diverse centinaia di migliaia di euro.

“I medici che operano all’interno delle strutture sanitarie pubbliche devono essere coperti dalla Regione in caso di richiesta di risarcimento da parte delle famiglie di pazienti che hanno subito un danno - afferma Boeti -. Un errore può sempre capitare, ma non per questo un professionista che ha sempre lavorato bene, deve arrivare, magari, a dover vendere la casa perché gli viene chiesto di pagare il danno di tasca propria".

Succede, infatti, che se un chirurgo compie un errore in sala operatoria la Regione copre direttamente il risarcimento eventuale richiesto dalla famiglia fino a una cifra di 500mila euro. Ma siccome si tratta di un risarcimento erogato direttamente dall'ente Regione, la Corte dei Conti chiama a rifondere alla Regione stessa quello che considera sempre più come "danno erariale". Una via d'uscita si era trovata con un bando di gara per offrire un'assicurazione vera e propria ai medici, ma il bando era andato deserto.

“Il fondo regionale non mette al riparo il chirurgo dalla ritorsione della Corte dei Conti. Ma il medico deve poter essere messo nelle condizioni di lavorare in tutta tranquillità - conclude Boeti -. Per questo chiedo all’assessore Saitta che convochi un tavolo con le organizzazione sindacali dei medici per concertare soluzioni che garantiscano la copertura assicurativa ai professionisti che operano nella sanità regionale”.

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