Il premio Nobel Watson a Torino, museo di Scienze Naturali stracolmo

I posti disponibili (450) vengono occupati tutti e molti rimangono fuori. Il premio Nobel, accolto tra gli applausi, racconta la sua carriera scientifica senza risparmiare giudizi provocatori

James Watson a Torino è un evento. Watson non ha bisogno di presentazioni perché a presentarlo bastano un premio Nobel e una delle scoperte scientifiche (in collaborazione con Crick e Wilkins) più importanti della storia: la struttura a doppia elica della molecola di DNA.

Il premio Nobel è in città e alle tre e mezza del pomeriggio di ieri si sono affacciate le prime persone all'ingresso del museo di Scienze Naturali. La conferenza di Watson è alle sei e arrivare in anticipo è l'unico modo per assicurarsi l'ingresso. Vicino alla sala conferenze del museo è stata allestita per l'occasione una piccola esposizione ad hoc sull'ospite: fotografie originali, copie di libri dello scienziato e immagini riprodotte sono accompagnate da sei pannelli esplicativi. Il numero di persone nell'atrio aumenta e alle quattro e un quarto circa arrivano due classi di liceali prenotate per la conferenza. Poco dopo si presenta al museo il matematico Piergiorgio Odifreddi, sarà lui a dialogare con Watson durante la conferenza. L'atrio nel frattempo è pieno e molte persone aspettano fuori. Dopo le cinque la coda si snoda lungo il marciapiede per svariati metri. Gli addetti al museo anticipano già che per gran parte delle persone in coda non ci sarà più posto, ma molti non demordono e attendono.

Sono quasi le sei quando arriva Watson accompagnato dentro al museo da Odifreddi. La gente lo vede e lo accoglie con un applauso convinto, le facce sono piene di ammirazione. Lo scienziato viene portato a fare un giro veloce nella parte del museo in allestimento, avanza a passo spedito. Lo conducono davanti alla ricostruzione del molecola del DNA, il modello è uguale a quello fabbricato da lui e Crick dopo la scoperta. C'è tempo solo per un breve sorriso e qualche foto, la gente lo aspetta. Mentre si dirige verso la sala conferenze viene accolto da altri applausi e qualcuno si chiede se non stia passando un attore di Holliwood. I posti disponibili sono circa 450 fra sala conferenze e aula accanto provvista di amplificatori per ascoltare le parole dello scienziato. Almeno un centinaio di persone non possono entrare.

La conferenza inizia. James Watson ha ottantaquattro anni ma risponde rapidamente, il cervello sembra avere conservato la freschezza di un tempo. Si parla delle sue collaborazioni con Max Delbruck, Renato Dulbecco e dei problemi politici che Salvador Luria ebbe negli Stati Uniti. Watson parla a ruota libera e non si risparmia: dipinge Linus Pauling (due volte premio Nobel) come un uomo poco gradevole che non sapeva riconoscere i propri errori e Rosalind Franklin (i cui studi furono fondamentali per la scoperta del modello a doppia elica) come una scienziata dalle grandi capacità analitiche ma limitata nelle intuizioni. Si passa poi a parlare dei suoi studi sul DNA e sull'RNA, dei fallimenti iniziali e dei successi condendo il tutto con qualche battuta che cattura il pubblico.

Watson racconta retroscena sui personaggi del mondo della scienza senza privarsi del gusto per la provocazione e conclude parlando delle sue ultime ricerche sulle cellule del cancro. I suoi discorsi colpiscono l'uditorio per lo stile quasi colloquiale. Alla domanda di un ragazzo che gli ricorda le polemiche sulle sue presunte affermazioni filoeugenetiche risponde senza scomporsi: "Non ho mai affermato la superiorità di una razza sull'altra in pubblico, per cui non intendo rispondere". Finita la conferenza persone di ogni età si accalcano davanti a lui per chiedere autografi e scattare foto. Il responsabile del museo Ermanno De Biaggi annuncia che la conferenza sarà disponibile alla visione fra qualche giorno sul sito del museo e sul sito internet www.centroscienza.it. Poco meno di due ore dopo il suo arrivo James Watson esce dal museo attorniato da una folla di persone che si complimentano con lui e si avvicinano per stringergli la mano. Un pomeriggio qualunque per un premio Nobel, un grande evento per tante persone.

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