Gabriele Carcano al Conservatorio Giuseppe Verdi

"Tornare è sempre un momento di gioia nel ritrovare gli amici e di “verifica” del mio percorso: mi permette di ripercorrerlo dall’inizio e di vedere dove mi sta portando". Con queste parole Gabriele Carcano annuncia il suo ritorno a Torino per la Stagione dell’Unione Musicale, mercoledì 29 novembre 2017, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi alle ore 21. (intervista completa a Gabriele Carcano su http://www.unionemusicale.it/la-ricchezza-della-classica-sono-le-emozioni-che- -intervista-a-gabriele-carcano/)
 
Torinese, classe 1985, Gabriele Carcano ha iniziato lo studio del pianoforte a sette anni e si è diplomato a diciassette, con il massimo dei voti presso il Conservatorio cittadino. Nel 2010 ha vinto il prestigioso Borletti Buitoni Trust Fellowship e nel 2016, dopo le recensioni entusiastiche del suo primo album dedicato a lavori giovanili di Brahms, è stato premiato con il Supersonic Award dalla rivista “Pizzicato”.

L’Unione Musicale lo segue fin dagli anni del suo perfezionamento con Andrea Lucchesini presso l’Accademia di Musica di Pinerolo e poi anche in seguito, quando si è trasferito prima a Parigi, per perfezionarsi con Aldo Ciccolini e Marie Françoise Bucquet, e poi a Berlino. E proprio ad Aldo Ciccolini è legato il commovente ricordo dell’ultima esibizione di Carcano all’Unione Musicale, il 1° febbraio 2015, giorno della scomparsa del leggendario maestro al quale il pianista era unito da un forte sentimento di stima e gratitudine.
 
Apprezzato ovunque per la sua «maturità interpretativa e per il tocco che delizia, sorprende e realmente illumina», nel recital di novembre Gabriele Carcano propone un impegnativo programma che prevede due Sonate di Beethoven: l’op. 28, pubblicata nell’agosto 1802 e nota con il soprannome apocrifo di Pastorale e la Sonata op. 106, la più ampia e complessa di tutte le Sonate di Beethoven, nata negli anni 1817-18 e pubblicata nel settembre del 1819, un caposaldo della letteratura pianistica, sia per le sue dimensioni titaniche, sia per le difficoltà d’esecuzione presenti in tutta la partitura e, in particolare, nell’intricatissima fuga finale.

In apertura un brano dedicato al genio di Bonn del compositore contemporaneo Matteo Manzitti che così descrive il suo lavoro: «Non volendo assolutamente accostarmi a giganti della sperimentazione (come Berg e Duttilieux), desidero però anche io recuperare il termine Sonata nel senso da loro frequentato: come il contenitore di una rigorosa ricerca linguistica, dove colore, armonia e forma possano allineare i loro vettori».

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