A Trausella arriva “I trii di Haydn”

Nell’ambito delle tappe canavesane della stagione musicale “Antiqua”, realizzata dall’Accademia del Ricercare, il 5 luglio, alle 18, nella Chiesa di San Grato di Trausella, presso l’omonima piazza, verrà proposto il concerto “I trii di Haydn” con Mattia Laurella al flauto, Antonio Fantinuoli al violoncello e Mario Stefano Tonda al fortepiano. Tutti i concerti di Antiqua sono a ingresso gratuito.

Qualche dritta sul concerto: verso la metà del XVIII secolo nei principali paesi europei si verificò un’evoluzione sociale che nel giro di pochi decenni condusse alla Rivoluzione francese e all’affermazione di un mondo del tutto nuovo. Tra i principali eventi che determinarono questa svolta epocale vi fu la rapida ascesa della borghesia, che diede un forte impulso ai commerci e al processo di industrializzazione. Una volta raggiunto il benessere, questi nuovi ricchi cercarono di accreditarsi anche sotto il profilo culturale, con lo scopo di porsi sullo stesso piano della nobiltà e di candidarsi a nuova classe dominante. Per questo motivi molti dei borghesi più abbienti iniziarono a volgere la loro attenzione all’arte e a dedicarsi attivamente alla musica. Questi Liebhaber iniziarono così a commissionare ai principali compositori dell’epoca un numero sempre maggiore di opere da eseguire nei loro salotti, un po’ per il proprio piacere e un po’ per sfoggiare il loro talento con gli amici. Tra le opere più richieste vi erano le sonate per pianoforte “con l’accompagnamento” di violino o flauto e violoncello, lavori dalla scrittura quasi sempre non troppo impegnativa, nei quali la parte del leone toccava al pianoforte, con gli altri due strumenti chiamati a ricoprire un ruolo molto subordinato.

Nel corso della sua carriera Franz Joseph Haydn compose 45 trii, una quindicina all’inizio della sua lunga permanenza alla corte di Esterháza e gli altri nell’ultima fase della sua parabola creativa, poco prima e durante i suoi due trionfali viaggi a Londra. I primi presentano una struttura in soli due movimenti e uno sviluppo tematico decisamente limitato, con il violoncello che si limita spesso a raddoppiare la linea del basso eseguita dalla mano sinistra del pianista. I tre trii presentati in questo concerto appartengono invece al secondo gruppo e sono caratterizzati da una scrittura molto più complessa che, pur mantenendosi in un’ottica squisitamente salottiera, rivela una maggiore elaborazione formale, con una predominanza meno netta del pianoforte e la ricerca di un dialogo più serrato tra i tre strumenti, che talvolta sembra preludere ai non di molto successivi capolavori beethoveniani. Sotto il profilo dell’organico, questi trii vennero concepiti da Haydn su richiesta dell’editore inglese John Baird per flauto traversiere o violino, violoncello e clavicembalo o fortepiano, anche se la loro scrittura fa pensare che il compositore di Rohrau abbia pensato al secondo più che al primo. Questa libertà di organico si spiega con motivi prettamente commerciali, in quanto le case editrici dell’epoca cercavano di massimizzare le vendite con lavori eseguibili da più strumenti, un’abitudine, in parte mutuata dal periodo barocco, che proseguì ancora per un pezzo, come dimostrano il Trio op. 11 di Beethoven, destinato indifferentemente al violino o al clarinetto, e le due Sonate op. 120 di Johannes Brahms, eseguibili con il clarinetto o la viola.

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