Embraco dice no alla cassa integrazione e non ritira i licenziamenti

L'ira del ministro Calenda

Niente da fare con la Embraco. L'azienda tira dritto e conferma i 500 licenziamenti, nonostante le richieste del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che esplode: "Con Chiamparino abbiamo sentito i legali di Embraco - ha dichiarato - offrendogli tutto il sostegno possibile per optare per la cassa integrazione ma l'azienda ha comunque risposto "no". E' un atteggiamento irresponsabile: siamo di fronte al peggior caso di una multinazionale che dimostra totale irresponsabilità nei confronti dei lavoratori e mancanza di rispetto del governo. E' una decisione inaccettabile".

Delusione

Calenda aveva proposto di ritirare i licenziamenti e di passare alla Cig in modo da trovare una soluzione per la reindustrializzazione, scrivendo anche una lettera di suo pugno in modo da rassicurare i vertici sui dubbi interpretativi. L'azienda di Riva di Chieri, produttrice di compressori per frigoriferi, controllata dall'americana Whirlpool, ha rifiutato ogni trattativa e prosegue nelle sue intenzioni di delocalizzare la sua produzione in Slovacchia. E' forte ovviamente, la delusione tra i dipendenti che continuano a manifestare davanti allo stabilimento.

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Evitare le fughe all'estero delle aziende

La vicenda oggi sarà al centro dell'incontro a Bruxelles tra il ministro Calenda e la commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Verstager. E intanto Calenda che, testualmente ha dichiarato di "averne fino in cima ai capelli di certa gente e dei loro consulenti", propone un fondo per evitare le fughe all'estero delle aziende. Alla commissaria europea il ministro chiederà di "verificare che non ci siano stati aiuti di Stato alla Slovacchia per le aziende di Honeywell ed Embraco e trovare un modo per correggere quella che è una stortura".

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