Miele, l'annata è amara: i danni sono ingentissimi

Confagricoltura Piemonte chiede sostegni per i produttori

Sono ingentissimi i danni per il comparto apistico. La primavera ha avuto un andamento anomalo,  ci sono state temperature troppo alte e troppo basse, fasi di prolungata piovosità e siccità eccessiva. Questo ha dimezzato la produzione di miele di acacia. In Piemonte, secondo le rilevazioni di Ismea, su 164.296 alveari in produzione a destinazione commerciale (esclusi quelli per autoconsumo) oltre la metà ha subito danni del 100% per un mancato ricavo di 16,5 milioni di euro.

Ricordiamo che la nostra è la prima regione italiana produttrice di miele, con oltre 5.000 tonnellate stimate nel 2018, seguita da Toscana (3.000) ed Emilia Romagna (2.000). Le aziende professionali che praticano il nomadismo nell'apicoltura in Piemonte ottengono mediamente circa 33 kg di miele per alveare (30 kg la media nazionale).   

Confagricoltura Piemonte ha scritto alla Regione per chiedere un sostegno alle aziende danneggiate. In particolare Confagricoltura ha proposto  l’apertura di un bando straordinario volto a concedere contributi per il credito di conduzione, l’attivazione delle procedure di riconoscimento del carattere di eccezionalità degli eventi atmosferici allo scopo di attivare in deroga il fondo di solidarietà nazionale e la risoluzione, entro la prossima campagna, della criticità dovuta all’assenza di polizze specifiche per l’apicoltura che impedisce l’accesso al sistema nazionale di gestione del rischio (assicurazioni con polizze agevolate).

Dove non si è potuto intervenire tempestivamente con l’alimentazione di soccorso si è assistito ad una mortalità elevata delle colonie di api o a un loro indebolimento, tale da rendere impossibile eventuali successivi raccolti. Il maltempo ha anche causato frequenti e imprevedibili episodi di sciamatura con conseguente ulteriore riduzione del potenziale produttivo degli alveari. 

Andrea Bianco, apicoltore professionale di Caluso associato a Confagricoltura, titolare di un’azienda con oltre 300 alveari e una produzione di miele venduta in Italia ed esportata con successo, prevalentemente negli Stati Uniti e in Giappone, sottolinea la difficoltà del momento. “A luglio siamo riusciti a recuperare un po’ con la produzione nella fascia alpina dai 600 metri in su, ma le api erano ormai stressate e non tutte sono riuscite a recuperare in tempo le condizioni per poter sfruttare questa situazione favorevole”.  

“La necessità di alimentare artificialmente le api con zuccheri, per garantirne almeno la sopravvivenza – fanno rilevare i tecnici di Confagricoltura -  ha inciso pesantemente sui costi aziendali; occorre intervenire per salvaguardare un comparto importante non soltanto ai fini reddituali, ma soprattutto per il mantenimento dell’equilibrio ambientale: le api, infatti, sono le sentinelle dello stato di salute del territorio e della sua biodiversità”.  

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