Licenziati 497 lavoratori, all’Embraco ne rimarranno 40

La multinazionale fa capo al gruppo Whirlpool

Immagine di repertorio

Uilm e Fiom di Torino rendono noto che Embraco ha comunicato il ricorso ai licenziamenti collettivi per 497 lavoratori sui 537 totali occupati nello stabilimento di Riva di Chieri. 

La comunicazione è arrivata mercoledì 10 gennaio a tre mesi dalla decisione, riferita dall’azienda il 26 ottobre 2017, di ridurre i volumi produttivi assegnati allo stabilimento torinese che produce compressori per frigoriferi, delocalizzando la produzione in altri stabilimenti del gruppo. “Tale scelta ha reso impossibile l’utilizzo dei contratti di solidarietà applicati fino all’autunno e, se sarà confermata, determinerà la chiusura definitiva dell’impianto” sottolineano Uilm e Fiom.

Embraco da parte sua comunica, oltre all’intenzione di procedere alla cessazione della produzione nello stabilimento di Riva Presso Chieri, di voler mantenere comunque una presenza in Italia: “Prima di giungere a questa decisione sono stati attentamente valutati diversi scenari alternativi, ma nessuno di questi ha rappresentato una soluzione appropriata per continuare la produzione nello stabilimento. L’Italia rimane un paese importante per Embraco che manterrà qui una presenza con un ufficio commerciale al fine di continuare ad assistere la propria clientela”.

Riguardo al futuro dei dipendenti Embraco annuncia: “L’azienda è pienamente consapevole delle sue responsabilità nei confronti dei propri dipendenti. Questa decisione coinvolgerà circa 500 posizioni. L’azienda conferma che lavorerà in stretta collaborazione con i rappresentanti sindacali, le autorità pubbliche e i funzionari locali per cercare soluzioni perseguibili e su misura per il personale coinvolto”.

Commenta Dario Basso, segretario generale della Uilm di Torino: “La Embraco continua sulla linea intransigente mirata a dismettere l’attività produttiva a Riva di Chieri e lo dimostra nei fatti con l’attivazione della procedura di licenziamento collettivo per tutti i lavoratori. Adesso ci sono i canonici 75 giorni di trattativa, in cui dovremo adoperarci per fare in modo che l’azienda cambi questa decisione. È urgente aprire un tavolo di trattativa e servirà anche un passaggio al Mise per valutare strade alternative ai licenziamenti”.

Federico Bellono, segretario generale della Fiom di Torino, afferma: “Lo scenario che ci viene presentato è di gran lunga il peggiore tra quelli che si potevano prefigurare: dalla riduzione dei volumi annunciata nelle scorse settimane si passa al loro azzeramento, e quindi alla chiusura dell’attività produttiva. La totale assenza di responsabilità sociale da parte della Embraco è inaccettabile per le istituzioni, oltre che per i lavoratori. Che comunque non potranno che essere ancora più determinati in tutte le iniziative possibili a difesa della loro fabbrica, tanto più che ci giunge notizia che già in queste ore la Direzione aziendale sta svuotando gli uffici”.

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