Sospeso o rallentato che sia l'investimento, il futuro di Mirafiori spaventa i sindacati. Fa sentire la propia voce anche l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, che rivolge un appello a "tutte le componenti in causa, le istituzioni nazionali e locali, la proprietà e gli azionisti, il management e i sindacati a un'assunzione di concorde responsabilità". "E' un settore che seguiamo con grande attenzione", si limita a commentare il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera.
In borsa il titolo Fiat, perde il 5,2%. Ed è polemica tra la Fiom e il Lingotto sui ricorsi legali: "Ci sono trenta sentenze di condanna dell'azienda per attività antisindacale, solo in 14 ha vinto. Sulle quote sindacali è stata sempre condannata". La Fiat ribatte che "per il mancato riconoscimento delle Rsa la Fiom ha presentato fino ad oggi contro la Fiat 61 ricorsi: dei 52 fino ad ora decisi, 42 sono stati respinti". Al centro dell'attenzione dopo l'incontro fra Sergio Marchionne e i sindacati che hanno firmato il contratto di gruppo, ci sono i timori su Mirafiori.
Lo dice anche Roberto Di Maulo, segretario generale del sindacato autonomo Fismic: "E' il cuore del problema - osserva - lo stabilimento più in pericolo perché è quello che fa meno auto e per questo l'unico che Marchionne potrebbe chiudere senza abbandonare la produzione in un segmento di mercato. Oggi il cantiere è fermo, i lavori previsti per agosto non si faranno, ma tecnicamente il ritardo potrebbe essere recuperato".
Appesantisce ulteriormente Giorgio Airaudo, segretario nazionale della Fiom, sindacato assente all'incontro con Marchionne. "Se non ci sono segni d'inversione di tendenza, Mirafiori è destinato a spegnersi lentamente. Dai fornitori ci risulta che l'investimento è congelato, non è solo un rallentamento". Fuori dal coro il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: "In Italia - sostiene - ogni volta che si parla di Fiat alcuni vengono presi da forme di isteria e non sanno quello che dicono. Non c'é nulla di cui essere preoccupati. Marchionne non ha cambiato opinione né sulla strategia né sul futuro". Quanto a Mirafiori, secondo Angeletti, "non c'é alcun rischio perché i modelli previsti sono quelli meno condizionati dall'andamento del mercato europeo".
(ANSA)
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1 Commenti
FeedDiavoletto Immancabile a ogni nuova battuta di spirito di Marchionne, come altro definire certe affermazioni? Su Mirafiori, per distogliere l'attenzione da una situazione ormai incancrenitasi, i turiferari di palazzo (di città): gli "spretati" dell'ex Pci e della sinistra odierna, felice definizione mutuata da quell’ottima penna di Ettore BOFFANO, in piena crisi di ...servi, lanciano la contro boutade "TNE". Un argomento questo buono per tutte le stagioni. Costoro senza minimamente arrossire, annunciano, nuovamente Urbi et Orbi, che una pletora d’imprese (mai che venisse fuori un nome), anelerebbero a entrare negli spazi lasciati liberi dalla FIAT e ça va sans dire, ancora da bonificare ai sensi del Decreto Ministeriale del 14/05/1996 contenente normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l'amianto, previsti dall'art. 5, comma 1, lettera f), della legge 27 marzo 1992, n. 257, recante: "Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto" emanato da Ministro della Sanità e pubblicato su G.U.S.O. n° 251 del 25/10/1996, attualmente cogente e mi limito nella fattispecie all’amianto che ricopre le coperture dei capannoni, poi ci sarebbero le opere di disinquinamento del suolo e qui mi fermo, per carità di patria. Particolari che paiono sfuggire a tutti. Immancabile poi sull’argomento in materia ogni volta il commento dell'amato immarcescibile Vice Sindaco. Dovrebbe sapere ahi lui, che c’è ancora qualcuno in città che rammenta i clamorosi annunci lanciati in passato sulle industrie che premevano, seeee, per entrare nelle aree FIAT dismesse. Se poi vogliamo fare un passo indietro, possiamo anche ricordarci del successo degli insediamenti nel POLO ex LANCIA di Chivasso, o no? Finora a parte il Politecnico d’imprese dalle dimensioni tali da potersi permettere il pagamento dei servizi: riscaldamento e corrente elettrica, forniti magari dal padrone di casa con le Sue centrali? Volendo tralasciare le spese di ristrutturazione edilizia salvo che le imprese interessate (quali?), non si accontentino di accamparsi negli immensi ex capannoni FIAT se ne son viste ben poche, come direbbe un noto comico: praticamente nessuna.
Indubbiamente Marchionne è un ottimo stratega (limitatamente al profilo finanziario), salvo quando comunica i Suoi mirabolanti (?) Piani Italia al vescovo di turno, invece che al governo e ai sindacati, che senza voler mancare di rispetto a Sua Eminenza, forse sarebbero gli interlocutori più indicati.
Finché questa città non si libererà del servilismo, odioso, verso i membri dell’ex casa regnate, in omaggio al motto “morto il papa se ne fa un altro” alla morte dell’avvocato Dio lo abbia in gloria hanno subito elevato al soglio pontifico, il buon Marchionne. Per nascondere il malfatto si rifugiano poi in una serie di discussioni teologiche al cui confronto la controversia tra san Bernardo di Chiaravalle e Abelardo appare all’acqua di rose. Così mentre loro discutono il Marchionne, si compra la Chrysler e, sistemata la “famiglia” non la Sua, quella è sistemata da qualche tempo, subito dopo procede alla chiusura di Mirafiori. E allora saranno c….avoli amari per parecchi, turiferari di palazzo compresi.