“Nella notte torinese si può bere tutto a metà prezzo, ma in pochi sanno quel che bevono davvero”. Così Emanuela Rampi, Consigliera della 1° Circoscrizione, ha commentato l’ultima delle sue numerose interpellanze sulla vita notturna attorno a piazza Vittorio Veneto. Stando a quanto lamentano la Consigliera e molti residenti, infatti, i gestori dei locali sorti come funghi sulla piazza e nei vicini Murazzi non baderebbero agli effetti di quel che propinano ai propri acquirenti. Si tratterebbe spesso di alcolici di qualità scadente, venduti a prezzi irrisori e per questo consumabili in grandi quantità da tutti, in particolare dai più giovani.
“Il sistema del discount alcolico – ha infatti aggiunto Rampi – invoglia i minorenni ad eccedere nel consumo. Tutti i locali che pubblicizzano questo sistema dovrebbero essere scoraggiati dal Comune a farlo”. Ma le politiche messe in atto finora sono fin troppo permissive, agendo – di fatto – solo nell’apparenza. I controlli sarebbero pochi e inappropriati, e non risolvono certo i veri problemi collegati alla vita notturna in centro. Nessuno, ad esempio, è mai intervenuto con controlli contro la sofisticazione degli alcolici, nè per verificare l’età dei sempre più giovani compratori.
E la “patente a punti”? Introdotta qualche mese fa su proposta di alcuni gestori, non avrebbe ancora comportato i miglioramenti in cui si sperava. Che cosa sia stato di questo provvedimento, se l’è chiesto anche la Consigliera Graziella Poggio Sartori, che ha interrogato il Consiglio della 1° Circoscrizione. La risposta non è stata soddisfacente. Risale a pochi giorni fa l’episodio di una violenta rissa a tarda notte in piazza Vittorio. I protagonisti del fattaccio erano armati di spranghe e hanno lasciato alle proprie spalle uno scenario desolante. I Carabinieri sono arrivati solo qualche ora dopo, in tempo per prendere atto dell’accaduto a cose fatte.
Lo sdegno dei residenti per questo ed altri episodi è grande. “La mattina – asserisce una negoziante – è quasi routine pulire i resti sul marciapiede della notte brava, un’attività di certo non divertente”. “La viabilità della piazza – aggiunge un abitante del quartiere – fa sì che tutti vi possano arrivare in macchina, parcheggiando selvaggiamente e stordendo chi abita qui con il suono dei clacson”.
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“Quel che chiedo – ha concluso Rampi – non è di porre dei limiti al divertimento notturno, ma di tutelare i più giovani, intensificando i controlli, e di favorire intrattenimenti culturali”. Basta pensare ad altri quartieri di Torino, in cui la vita notturna, pur altrettanto corposa, ruota non solo attorno all’alcol, ma anche a incontri musicali, reading e quant’altro. Che fare, dunque? Il suggerimento è di prendere come esempio alcuni modelli “virtuosi”: nella Firenze di Renzi le vie più trafficate dalla movida vengono bloccate alle automobili la sera, e c’è chi ha proposto di far chiudere i locali dopo le 2 di notte. Un’altro esempio che il Comune potrebbe seguire è quello delle grandi città come Londra, dove i gestori dei locali sono obbligati ad accertarsi dell’età dei propri acquirenti, pena multe salatissime.










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2 Commenti
Feedit's me tanto chi vuole ubriacarsi lo fa comunque! sia sapendo che l'alcool è di qualità infima, sia sapendo che che rischia la patente...e i gestori? se ne fottono, a loro basta guadagnare, e non possiamo biasimarli...
Adriano Esposito Questi ragazzi passano le serate bevendo quantità incredibile di alcol, di locale in locale, di distributore in distributore.
Il comune è corresponsabile di questa situazione: non ho mai sentito una parola una di Fassino o compari contro questa pratica.
Ci sarebbe da fare campagne educative e di emancipazione tra i giovani, e invece non si fa altro che guardare quasi compiaciuti a questo sistema di "divertimento".
Tutto ciò perché i gestori dei locali possano fare le loro decine di migliaia di euro a settimana.
Francamente, fa proprio schifo questa "movida". Giovani ubriaconi crescono, altro che movida.