Rimborsopoli, parla Cota: "Non sono un ladro. Restituitemi la dignità"

Non ci sta Roberto Cota a essere processato come un ladro: "Non sono un corrotto, un arrogante. Vi chiedo di restituirmi quella dignità che penso di non aver mai perso"

Al processo per Rimborsopoli, in aula, oggi ha parlato Cota, l'ex governato diventato emblema del caso con la famosa spesa delle mutande verdi. Spesa che peraltro ha giustificato affermando che si trattava, invece, di un paio di pantaloni corti, il cui scontrino sarebbe stato inserito per errore.

Una faccenda, specie quella delle mutande verdi, che ha seriamente minato la dignità personale dell'ex governatore: "Sono stato oggetto di un giudizio anticipato senza potermi difendere - ha detto Cota in aula - ho subito uno tsunami devastante, c'è stata un'ignobile strumentalizzazione".

L'indagine sulle spese pazze sostenute dal gruppo consigliare ha portato, infatti, all'individuazione di numerose spese messe a rimborso sui fondi del gruppo medesimo che con l'attività politica svolta avevano poco a che fare. Tra questi rimborsi biglietti per le partite, rasoi, frullatori, taglia erba, night, centri estetici, bar e ristoranti.

Secondo i pm Giancarlo Avenati Bassi ed Enrica Gabetta, l'ex governatore del Piemonte avrebbe chiesto rimborsi indebiti per 24 mila euro. Secondo le dichiarazioni del leghista, tuttavia, egli stesso avrebbe chiesto costantemente verifica delle spese comparandole con la propria agenda, ammettendo che gli eventuali errori sarebbero stati compiuti solo in buona fede. "Io stesso ho provveduto a rettificare la contabilità rimborsando subito 2000 euro - ha continuato Cota -. Buona parte di questo importo si riferiva a spese che facevo fatica a ricostruire".

Non ci sta Roberto Cota ad essere processato come un ladro: "E' un disonore, un grande dolore". Oggi, in aula, anche le testimonianze della consigliera Augusta Montaruli e dell'ex consigliere Andrea Stara.

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