Una "mole" di sorrisi, la terapia dei clown ai pazienti di Candiolo

Abbiamo trascorso una giornata con i volontari della "Mole del Sorriso" passeggiando tra i corridoi dell'Istituto Oncologico di Candiolo per donare un sorriso ai pazienti malati

Un sorriso anche nei momenti più difficili, come quelli di una malattia. E' questo il dono più grande che i volontari dell'associazione "Mole del Sorriso" si apprestano a regalare ogni volta che entrano nella stanza di un paziente. Un'attività che viene svolta nell'ombra, il più delle volte, con discrezione e curanza, nel rispetto della sofferenza altrui. Abbiamo trascorso una giornata con i volontari, uomini e donne dal naso rosso, vivaci e col sorriso sempre stampato in volto, per renderci conto di ciò che significa passeggiare tra i corridoi di un ospedale come l'Istituto Oncologico di Candiolo.

Un ambiente sterile, dove la rassegnazione, il più delle volte prende il sopravvento. Il primo reparto che i clown della "Mole" raggiungono è quello di "Medicina", dove sono in degenza "i casi più disperati", come ci racconta "Doppiomalto", un simpatico clown dalle scarpe a punta. Dal suo camice spuntano migliaia di palloncini, il primo vero dono che viene regalato perchè "ti da' la possibilità di capire se sei ben accetto".

I pazienti di Candiolo conoscono i volontari della "Mole" già da tempo, ma anche i nuovi arrivati sembrano ben predisposti nell'accogliere un soffio di allegria. "Riuscire ad ottenere un sorriso è già un successo per noi - ci spiega Silvia Colosi, presidente dell'associazione (in arte Pitagora) -. Noi crediamo che portare un momento di distrazione sia molto d'aiuto per la malattia". Ed il sorriso arriva, perchè i giochi di prestigio, le piccole scenette teatrali che i volontari mettono in atto - completamente senza copione - sono davvero divertenti. Sono conversazioni semplici, battute improvvise che coinvolgono gli stessi pazienti come fossero parte della scenetta e per, 10 minuti, diventassero veri e propri attori. "Quando fra noi volontari c'è feeling - ci racconta Zia Maty, una clown dagli occhi coloratissimi - la battuta arriva spontanea ed improvvisata, senza studiare".

L'intervista video ai volontari >>

Non tutti, però, gradiscono il loro intervento. Qualcuno se ne sta in disparte, perchè chissà se questi volontari lo sanno veramente cosa significa essere schiavi di una malattia. "La maggior parte delle volte le persone titubanti poi si sciolgono - ci confida Silvia Colosi -. Alcuni ci hanno addirittura ringraziato commossi al termine del servizio". Perchè la soddisfazione più grande, come ci racconta "Doppiomalto" è "vedere la faccia tirata di una persona malata diventare piano piano più rilassata col passare dei minuti".

E quello che i volontari si portano a casa, dopo il servizio, è uno dei più grandi doni, quello che sta nella condivisione di un sorriso, accettato e ricambiato. "Noi prestiamo servizio, oltre a Candiolo, anche al Santa Croce di Moncalieri ed all'ospedale  Gradenigo - continua Silvia Colosi -. Qui a Candiolo veniamo quasi tutti i sabati. Ormai ci conoscono e tra noi ed i pazienti si sono instaurati veri e propri legami di complicità".

I giochi di prestigio e le scenette, infatti, potrebbero andare avanti fino a notte fonda e delle volte si svolgono anche attraverso le vetrate, per tutti quei pazienti che sono sottoposti ad isolamento e costretti a stare in stanze nelle quali i volontari non possono accedere.

"Consigliamo a tutti di vivere un'esperienza del genere - conclude Silvia Colosi - perchè lo scambio con i pazienti ti fa rendere conto di quanto la vita sia importante e di quanto a volte ci perdiamo in sciocchezze. Di fronte ai malati, tutto il resto, scompare".

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