Il maxi-sequestro di tartufi frutto di un'incomprensione linguistica: restituiti, ma ora sono marciti

Il termine che li indica, in romeno, è lo stesso dei funghi porcini. Il loro valore, inoltre, non è elevato come era stato stimato

I tartufi sequestrati dalla polizia

Dissequestrati perché non destinati alla vendita, ma al consumo privato, e perché nei documenti c'è scritto erano effettivamente tartufi e non porcini (come invece emerso da un problema di traduzione, visto che i due termini sono molto simili) i 14 chili di tartufi bianchi, provenienti dalla Romania, che erano stati sequestrati dalla polizia stradale e dal corpo forestale lo scorso 4 novembre.

Si è trattato soltanto di una grande incomprensione. Il romeno di 22 anni che li trasportava sul sedile posteriore della sua Fiat Stilo, fermata nell'area servizio Piscina Nord sul raccordo autostradale Torino-Pinerolo, aveva detto che erano destinati allo zio. Gli agenti avevano pensato che si trattasse di una bugia ed erano stati tratti in inganno dal termine "funghi porcini" usato dal giovane. Il problema è che in romeno il termine utilizzato per porcini o tartufi è simile se non uguale, "ciuperciu specia tuber", che era riportato anche nella documentazione, effettivamente vera.

I tartufi, che non hanno il valore stimato inizialmente di 64mila euro ma erano stati acquistati in Romania per 3.625 euro, sono stati restituiti al legittimo proprietario, ma ormai molti sono marciti. Ora è stato fatto ricorso amministrativo contro la multa fatta al giovane. E' possibile che venga chiesto anche un risarcimento.

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