SPECIALE STADI TORINO: i sei impianti di Juve e Toro che non ci sono più

In totale sono 11, come i giocatori di una squadra, gli impianti sportivi cittadini che hanno ospitato le partite di calcio di Juventus e Torino. Sei non esistono più, ecco dove si trovavano un secolo fa

Sono 5 gli stadi ancora esistenti in città che hanno visto giocare Toro e Juve, ultimo per denominazione l'Olimpico Grande Torino (SCOPRI QUI GLI ALTRI 4). Ma sono ancora più numerosi gli impianti non più esistenti in cui bianconeri e granata si sono sfidati tra loro e con le altre squadre in tempi remoti: l'ultimo quasi un secolo fa. Ecco quali sono.

Stadium

Questo stadio non c'è proprio più, ma al suo posto c'è qualcosa di molto importante. Eppure all'epoca era più grande persino di quelli di Londra e Atene, con addirittura 40.000 posti. Fu realizzato nel 1911 dallo stesso architetto del motovelodromo (oggi Fausto Coppi), per l'Esposizione Universale a 50 anni dall'Unità d'Italia, e si chiamava semplicemente Stadium. Fu il primo in Italia realizzato in cemento armato e dotato di illuminazione elettrica. Ma fu proprio la sua grandezza a scoraggiarne l'uso da parte delle squadre di football torinesi: un paio di partite della Nazionale e due partite di campionato di Juve e Toro. Per il resto un po' di tutto, dal ciclismo alle auto, dalle mostre d'arte a quelle di cani, dalle corride ai circhi equestri, dagli spettacoli pirotecnici a qualunque cosa potesse, più dell'allora poco noto football, attirare così tante persone in un impianto che di manutenzione costava moltissimo. Nel 1930 lo Stadium fu acquisito dal Comune, che nel 1938 chiuse definitivamente quello che in consiglio comunale reputavano un rudere che puzzava di muffa. Dopo essere stato usato per scopi militari durante la guerra fu demolito nel 1946. Nel 1951, furono realizzati palazzi ma soprattutto l'istituto Sommeiller, il liceo Galileo Ferraris e la sede di Ingegneria del Politecnico. A ricordare lo Stadium è rimasto solo un bar, il Gran Caffè Stadium di corso Vinzaglio angolo corso Vittorio.

Campo Juventus

In quest'altro stadio scomparso i posti erano “solo” 25.000 e i costi di gestione erano decisamente inferiori Si trovava in corso Marsiglia, l'attuale corso Tirreno, e per quello era anche noto come Stadio di corso Marsiglia. Realizzato in cemento armato (primo in Italia), fu inaugurato nel 1922: a volerlo fu Gino Olivetti, all'epoca segretario generale della Confindustria, a dotarlo di illuminazione elettrica il presidente della Juventus Edoardo Agnelli. Dietro le tribune c'erano campi da tennis e anche il campo per gli allenamenti, e l'impianto era anche sede della Juventus, che ci giocò le partite in casa fino al 1933, quando la Juve si trasferì al “Municipale Mussolini”, ma del famoso “quinquennio d'oro” di 5 scudetti consecutivi dal '30 al '35 tre furono vinti qui, e qui nel 1925 l'Italia ha battuto la Francia 7-0. Fu poi utilizzato per il rugby e infine demolito nel 1939, oggi in quell'area tra corso Tirreno, via Tripoli e via Monfalcone ci sono palazzi.

Velodromo Umberto I

Questo è l'impianto più antico di tutti: costruito nel 1895, fu demolito nel 1917; in mezzo una storia molto importante. Fu realizzato dall'Unione Velocipedistica Italiana, primo velodromo in Italia, ma già nel 1898 il terreno in mezzo fu trasformato in campo da calcio e ospitò il primo campionato italiano: gara inaugurale l'8 maggio, 1-0 dell'Internazionale Torino sul Football Club Torinese, ma scudetto che alla fine va al Genoa. Ospitò per un periodo gare motociclistiche sponsorizzate dalla Peugeot, ma nel 1904 fu affittato permanentemente dallo svizzero Alfred Dick, presidente della Juventus, che vi realizzò una tribuna con 15.000 posti a sedere. Nel 1906, però, Dick fu allontanato dalla Juve, e così fondò il Torino Football Club; portò con sé alcuni giocatori ma soprattutto il contratto personale dello stadio, dove la neonata formazione granata giocò i suoi primi campionati fino al 1910. Si trovava nel quartiere Crocetta, in corso Duca degli Abruzzi che all'epoca era corso Umberto I, da cui il nome del velodromo.

Stadio di corso Sebastopoli

Nel 1908 la Juventus realizzò un altro impianto proprio. Non si hanno molte notizie di questo impianto, se non che aveva una capienza di 10.000 posti e che ospitò le partite casalinghe dei bianconeri fino al 1922, quando si trasferirono al Campo Juventus di corso Marsiglia-Tirreno. Anche questo si trovava grossomodo nella stessa zona di Filadelfia e Olimpico Grande Torino (e nemmeno così lontano dall'imponente Stadium), e si affacciava su corso Sebastopoli, da cui il nome, nell'angolo con piazza d'Armi.

Stradale Stupinigi

Lasciato il Velodromo Umberto I, e dopo un periodo proprio in piazza d'Armi, il Torino realizzò un proprio stadio su corso Sebastopoli di fianco allo “stradale Stupinigi” (l'odierno corso Unione Sovietica) che fu inaugurato nel settembre 1913. Le cronache dell'epoca riportano che le gradinate popolari erano capaci di migliaia di posti a sedere e che la tribuna coperta era di 500 posti. Accanto alle tribune due campi da bocce, uno da tennis e un campo un po' più ristretto per giovanili e allenamenti. Il Toro vi giocò fino al 1925; per un anno si spostò al Velodromo oggi Fausto Coppi, poi ci fu la costruzione del Filadelfia nel 1926, praticamente nella stessa zona di quello su corso Unione Sovietica.

Piazza d'Armi

È proprio nella zona dell'odierna piazza d'Armi (la penultima era dove fu poi costruito lo Stadium) che in un certo senso è nato il calcio giocato torinese. Qui c'erano numerosi campi, in cui la Juve ha mosso i primi passi e le eliminatorie dei primi campionati, e in cui sia i bianconeri sia il Toro si sono “rifugiati” diverse volte: quando lo Stadium era troppo grande, quando Dick allontanò la Juve dal Velodromo del suo nuovo Torino, quando lo stesso Velodromo Umberto I fu abbandonato dal Toro (in particolare, i granata hanno giocato in un campo “lato ferrovia” e in uno “lato Crocetta”). Piazza d'Armi è stata quindi il nido del football della nostra città.

Nella foto, l'impianto di corso Marsiglia (oggi Tirreno) "Campo Juventus" visto dall'alto. Fonte Wikipedia

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