Sindone: intervista a Barberis del Centro Internazionale di Sindonologia

In occasione dell'ostensione televisiva di sabato 30 ottobre, intervistiamo Bruno Barberis, direttore del Cis - centro internazionale di sindonologia - di Torino.

Quasi tutti conosciamo la Sindone: su di essa sono stati realizzati libri, documentari, saggi, ricerche. Eppure, attorno a questo telo nel quale, secondo la tradizione, venne avvolto il corpo di Gesù dopo la morte, si assiste ad un interesse sempre crescente. Anche per questo, sabato 30 marzo, per la seconda volta nella storia, la Sindone di Torino sarà oggetto di un’ostensione televisiva: un evento importante, al di là della fede di ciascuno. Lo sa bene il professor Bruno Barberis, docente di fisica matematica all’Università di Torino, attualmente direttore del CIS – Centro Internazionale di Sindonologia, con sede a Torino.

Professor Barberis, si dice spesso che stiamo vivendo nella società dell’immagine. Lei pensa che l’interesse sorto attorno alla Sindone sia dovuto anche al suo “essere immagine” della Passione di Cristo?

Certamente. La Sindone è uno strumento unico della nuova evangelizzazione, proprio per il suo essere immagine che “parla” in modo privilegiato nell’epoca che chiamiamo “dell’immagine”.

Lei dice che la Sindone “parla”. Cosa “dice” a chi la guarda?

La Sindone ci mostra in primo luogo il corpo di un uomo sofferente, torturato e poi morto; può essere letta come simbolo della sofferenza umana, di come gli uomini hanno torturato nei secoli i propri simili; ma il fatto che sia, come l’ha definita Giovanni Paolo II, uno “specchio del Vangelo”, cioè immagine che rappresenta in modo perfetto e unico Quel crocifisso, è uno strumento che permette di riflettere su Quel personaggio, che è Cristo. Il messaggio della Sindone è universale, indipendentemente dalla religiosità e fede della persona che lo legge; ovviamente, per chi ha fede diventa uno strumento di lettura della passione, morte, sepoltura e risurrezione di Gesù. sindone-2

L’interesse attorno a questa immagine è anche dovuto al suo essere misteriosa, con un acceso dibattito tra i sostenitori della sua veridicità e quelli della sua falsità. Qual è la posizione della scienza, a riguardo?

Per la scienza, la modalità della formazione dell’impronta è ancora da definire, in quanto gli esperimenti realizzati fino ad oggi hanno dato risultati del tutto insoddisfacenti. Tutti gli esami finora effettuati sono concordi nel ritenere assai plausibile la sua identificazione con il lenzuolo funebre di Gesù, ad eccezione dell’esame del radiocarbonio, il quale si presta però a molti dubbi.

Lo scienziato è comunque un uomo, e quindi spesso si lascia influenzare dalla propria fede o non fede: è chiaro che l’approccio scientifico e quello religioso sono complementari, ma devono mantenere l’indipendenza l’uno dall’altro, per garantire uno studio serio e rigoroso.

E come si esprime la Chiesa a riguardo della veridicità del telo?

In modo molto semplice. La Chiesa non è mai intervenuta dal punto di vista scientifico, non prendendo posizione alcuna. Tuttavia, la Chiesa ha sempre ritenuto la Sindone un oggetto prezioso per la meditazione; meditazione che sarà il tema dell’ostensione di sabato.

La Sindone è infatti un oggetto caro a molti cristiani. Lei crede che sia necessario continuare gli studi, o sia il caso di lasciarla alla meditazione dei fedeli?

Penso che non si possa né si debba negare all’uomo il compito di studiare sempre di più gli argomenti meno conosciuti, come la Sindone. Al di là dell’interesse religioso, come già detto, l’immagine pone ancora molti dubbi, ed è quindi naturale continuare gli studi: sarebbe assurdo non farlo. In quest’ostensione, comunque, non verranno sottolineati aspetti scientifici proprio perché si tratta di un evento dal significato esclusivamente spirituale e pastorale.

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