Senzatetto, i dormitori in città non bastano: l'inverno fa già paura

Da Porta Nuova a Piazza Statuto, dalla casa di ospitalità del Gruppo Abele allo storico asilo notturno Umberto I. Viaggio nella Torino dei clochard. Fra meno di due mesi i dormitori saranno di nuovo presi d'assalto

Il giardino di Piazza Statuto dove dormono numerosi senzatetto

Forse a loro il caldo di questi giorni non dà così fastidio ma, nonostante l’effetto serra, difficilmente Torino diventerà una città tropicale e il prossimo inverno, ancora una volta, metterà a dura prova la loro resistenza e capacità di adattamento. Stiamo parlando delle centinaia di senzatetto, uomini e donne, che ogni notte hanno il problema di trovare un giaciglio per il “riposo”, non solo clandestini e immigrati, ma anche tanti concittadini non necessariamente di bassa estrazione sociale, sempre più uomini con alle spalle un divorzio che ha scialacquato le loro risorse morali ed economiche.

C’è chi sfida volontariamente il gelo invernale (e qualche volta purtroppo non ce la fa a sopravvivere) perché ha deciso di condurre un’esistenza ai margini e chi, invece, continua a sognare un rifugio sicuro ed accogliente, ma che, per diversi motivi, è costretto ad arrangiarsi ogni notte nei pochi dormitori disponibili o inventandosi un posto letto all’aperto o, abusivamente, all’interno di un’area pubblica con tetto, tipo stazione ferroviaria.

PORTA NUOVA - La stazione di Porta Nuova, trasformata in un centro commerciale e con una sorveglianza più severa, non offre più ospitalità, a meno che non ci si accontenti di starvi appena fuori sotto i portici che la costeggiano. Alcuni dei locali delle stazione, tuttavia, continuano ad ospitare associazioni, in primis la Bartolomeo&C., che da anni si prendono cura dei senzatetto.

PORTA SUSA - Con i lavori di riqualificazione che devono ancora terminare, meno controllata rimane, invece, la vecchia stazione di Porta Susa dove sino alle cinque e mezza di mattina si possono incrociare persone che dormono a terra davanti alla tabaccheria e negli atri di attesa e delle cabine telefoniche. In quelle ore, bisogna ammettere, il puzzo all’interno della stazione è forte e si può assistere anche scene sgradevoli come quella delle prostitute di origine africana che orinano sulle scale che portano ai binari, oltre a dovere dribblare una serie di questuanti già attivissimi quando ancora non sono spuntate le primi luci dell’alba.



PIAZZA STATUTO - A pochi metri da Porta Susa, il giardino di piazza Statuto che ospita la semisconosciuta guglia di Beccaria si è trasformato in un ritrovo e dormitorio, anche diurno, di senzatetto, tanto da essere stato completamente abbandonato al degrado estetico dall’amministrazione cittadina. Ma numerosi sono i giardinetti che, non solo di notte, si trasformano in accampamenti e le aree, su tutto il territorio urbano, scelte per provare a dormire qualche ora protetti solamente da coperte e cartoni: qualcuno è riuscito ad allestire delle “tende” sulle sponde del Po.

DORMITORI - Il  numero dei posti dei dormitori comunali (spesso riservati a soli uomini o a sole donne, a determinate fasce d’età o a stranieri) è ancora risicato, e la situazione assume toni drammatici appena si mette piede fuori dal centro urbano. Gestiti prevalentemente da cooperative  ed associazioni, ci si può accedere normalmente tramite lista d’attesa, progetti d’inserimento o segnalazioni da parte dei servizi sociali e delle autorità competenti. Alcuni di questi sono a “bassa soglia” intesa generalmente come un’ampia ed eterogenea tipologia di interventi che presentano, come tratto comune, una riduzione sensibile della soglia di accesso al servizio in termini di procedure di selezione dell’utenza, sia una serie di interventi volti a incontrare questo particolare tipo di utenza al fine di minimizzare i rischi di un’aggravarsi della loro situazione sotto il profilo della marginalità sociale, economica, relazionale e sanitaria.

SOLIDARIETA' - Anche per l’ospitalità notturna, l’amministrazione comunale preferisce delegare la gestione di un servizio così delicato a realtà che si sono specializzate nel corso degli anni, se non da decenni,  nella cura delle persone in difficoltà. Un esempio è il “Condominio Solidale” del Gruppo Abele dove ha sede la “Casa di Ospitalità Notturna” che può accogliere fino a venticinque persone per notte, soprattutto donne e, in misura minore, uomini senza fissa dimora. Il dormitorio è sempre aperto e, oltre a offrire un posto per dormire, fornisce alcuni servizi di base come la possibilità di farsi una doccia, lavare i propri abiti, ricevere medicazioni semplici. Partner affidabili della Città, oltre a Bartolomeo&C e Gruppo Abele di Don Ciotti, sono sicuramente le cooperative Parella, Frassati, Tenda e Mirafiori.

Il Giardino Dormitorio di pzza StatutoPRIVATI - Fortunatamente l’offerta di aiuto aumenta grazie alle iniziative autonome di soggetti privati. Uno dei progetti più antichi è quello dell’asilo notturno Umberto I, di via Ormea (quasi angolo corso Dante), fondato addirittura nel 1886 da un gruppo di persone che, all'insegna del trinomio "Labor, Virtus, Caritas", decisero di offrire, senza distinzione di nazionalità e religione, un ricovero notturno temporaneo a persone residenti nella nostra città o di passaggio, sprovviste di mezzi e di appoggi. Oggi, in qualità di O.N.L.U.S. la struttura è in grado di offrire gratuitamente mini-alloggi, cure dentistiche, pasti e vestiario. Altre strutture sono figlie dell’assistenzialismo cattolico come quelle del Cottolengo e l’Arsenale della Pace del Sermig. Ovviamente, anche i qui, i posti sono limitati ed, allo stesso tempo, assai ambiti tanto che in molti devono rimanere fuori dalla porta. Le panchine del giardino per bambini che sta davanti al Sermig e le tribune del vicino ponte Carpanini si sono, anch’esse, trasformate in posti letto o di siesta.

E IL PROSSIMO INVERNO? - Fra meno di due mesi i dormitori saranno di nuovo presi d’assalto; non c’è posto per tutti perché la richiesta e la “concorrenza” sono sensibilmente aumentate. Come indicano le statistiche e le ricerche di “agenzie” specializzate quali la Caritas, i nuovi poveri torinesi sono sempre più italiani. Possono diventare in un arco di tempo ristretto dei "senza fissa dimora", il che non significa clochard. Una casa l’avevano, fino a poco tempo fa. Molti anche un’auto, oggi trasformata in tugurio. La maggior parte sono maschi con un’età, fra i 40 e 50,  che difficilmente permette il reinserimento lavorativo, molti sono anche sposati e laureati. Si perde il lavoro e, a ruota, la famiglia, rischiando, infine, di cadere in una profonda depressione. Un s.o.s. che già nel periodo estivo deve essere preso nella giusta considerazione.

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