La storia di Salvatore, in due anni ha perso il lavoro e si è ammalata la moglie

Dopo aver lavorato nel sottopasso della stazione Porta Susa della metropolitana è rimasto senza lavoro. Mentre finivano i soldi in banca e perdeva la casa si è anche ammalata la moglie, costretta a lasciare Torino per farsi ospitare dai parenti in Sicilia. "Chiedo un lavoro e una casa a cui ho diritto"

Salvatore con alle spalle la stazione presso cui ha lavorato

La nostra intervista fatta nel giorno dello sgombero di via Bardonecchia, in cui piangeva pensando al lavoro perso e alla moglie malata costretta a stare lontana da lui, ha fatto il giro d'Italia, tanto che Salvatore è stato chiamato anche da un consigliere del piccolo comune in provincia di Enna (Sicilia) da cui proviene la moglie. "Salvatore, ti ho visto su internet, cos'è successo?", gli ha chiesto il suo conterraneo all'oscuro degli ultimi anni difficili passati dal cinquantanovenne. 

La sua storia ve l'abbiamo già raccontata, ma abbiamo deciso di passare una giornata insieme a lui per approfondire di più alcuni temi e per capire perché una persona che ha sempre lavorato nella propria vita decida (o sia costretto) di occupare un immobile. "E' 17 mesi che sono come in galera - ci dice con la voce di chi nonostante tutto non ha perso la speranza e ha ancora voglia di lottare -. Sono costretto a stare lontano da mia moglie malata perché siamo senza casa e lei sta con alcuni parenti in un piccolo alloggio a Centuripe (Enna, ndr), mentre io passo la notte nei dormitori. Nell'ultimo anno l'ho vista due volte, cioè quando è dovuta tornare per fare esami e controlli".

Salvatore è un siciliano doc, si sente profondamente dall'accento e si vede dal suo sorriso sempre stampato in faccia. Quando lo incontriamo in piazza XVIII Dicembre è con sua moglie, 56 anni, e stanno facendo colazione insieme come non succedeva dallo scorso febbraio, mese in cui l'aveva vista per l'ultima volta. Prima di iniziare a parlare delle sue disavventure, ci racconta i suoi inizi lavorativi, tra cui una trasferta in Libia a 24 anni quando parlava siciliano per farsi capire (e non lo capivano). "Io ho fatto tutti i lavori nel campo edile - ci spiega mentre la moglie lo ascolta forse per l'ennesima volta -. Mi sono formato sul campo, ho fatto carpenteria, muratura, capo cantiere e tante altre mansioni. Sono anche specializzato in lavori in galleria. Non ho mai avuto problemi perché mi sono sempre tirato su le maniche e non avrei mai pensato che un giorno mi sarei trovato in questa situazione". Una situazione che purtroppo colpisce tante persone. La crisi lascia a casa molti lavoratori e lui è uno di questi.

"La crisi per me è arrivata nel 2012 quando sono rimasto a casa perché non c'era più lavoro. Avevo da poco finito di lavorare nel sottopasso della stazione della metropolitana Porta Susa dopo tre anni e mezzo in cui ero rimasto impiegato lì. Da quel momento sono iniziate le disgrazie". Salvatore nel giro di pochi mesi finisce di prendere gli ammortizzatori sociali e rapidamente finisce i soldi in banca: deve lasciare casa. Contemporaneamente scopre che la moglie è malata di sclerosi multipla e, non avendo un tetto sopra la testa, la lascia partire per la Sicilia ospite di alcuni parenti. "Ho provato in tutti i modi ad avere un alloggio popolare. A Torino ho 12,6 punti e mi basterebbero, ma mi hanno detto che non ho l'emergenza abitativa perché l'ultimo comune in cui sono stato residente era Druento. Stessa cosa mi sono sentito rispondere a Venaria". L'incognita della casa diventa una certezza in negativo e Salvatore è costretto a passare le notti nei dormitori. "Da 17 mesi dormo in via Carrera, ma è come essere rinchiuso in un carcere". A questo si aggiunge la mancanza della moglie e della figlia, anch'essa in Sicilia con la mamma.

Salvatore e sua moglie fino a fine mese saranno insieme. Lei ha alcune visite da fare e per il momento si appoggia a un dormitorio gestito da suore in via Onorato Vigliani. Per garantirle una stanza ci sono voluti quattro mesi di sacrifici e ora fino ad agosto un tetto sopra la testa c'è. "Ad agosto che faremo però? Mia moglie vorrebbe tornare qui con nostra figlia, ma non possiamo dormire in mezzo a una strada". La speranza di Salvatore è quella di veder risolto il nodo sulla questione della "emergenza abitativa" - ci ha confermato di essere stato chiamato da un responsabile delle case popolari per un colloquio - e poter essere chiamato da una delle tante ditte a cui ha portato personalmente il curriculum. "Io voglio ancora lavorare, sono sano e ho tutte le competenze. Mi sono offerto sia per la costruzione delle nuove fermate della metropolitana, sia per il Tav, spero che qualcuno mi possa chiamare, sono fiducioso".

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"Salvatore, come sei arrivato in via Bardonecchia?", gli chiediamo. "Ho saputo di via Bardonecchia per vie traverse e sono andato dopo una settimana dall'occupazione. Lì dormivamo in materassi da palestra e mangiavamo molte volte grazie all'aiuto del quartiere e anche dei locali nei dintorni. Mia moglie però non l'avrei mai portata lì, io voglio darle una vita dignitosa visto che è malata e ha bisogno di attenzioni e cure. Quello che chiedo è solo un piccolo alloggio popolare e di poter nuovamente rendermi utile per permettermi di pagare le cure a mia moglie". Salvatore ci ha chiesto di lasciare il suo numero per chiunque volesse contattarlo: 3425993311.

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