Rivolta e devastazioni al centro rimpatri: 11 poliziotti e due militari restano feriti

Cinque arrestati

Le condizioni del Cpr dopo le devastazioni di lunedì notte

Nuova rivolta al centro di permanenza e rimpatrio (Cpr) di via Santa Maria Mazzarello e corso Brunelleschi la notte di lunedì 3 febbraio 2020, al termine di una manifestazione indetta dai movimenti antagonisti dal venerdì precedente.

Un gruppo di ospiti ha divelto i mattoni dei marciapiedi e dai muri dell’area viola, che era stata ristrutturata da poco dopo l'incendio appiccato durante i disordini di inizio gennaio. I manifestanti sono poi saliti sul tetto e hanno lanciato ulteriori mattoni contro le telecamere di videosorveglianza e contro le forze dell’ordine.

A farne le spese sono stati 11 poliziotti e due militari dell'esercito sono rimasti feriti.

Cinque magrebini sono stati poi arrestati dalla polizia, che li accusa di avere fomentato la rivolta.

“Esprimiamo massima solidarietà ai colleghi ed ai militari rimasti feriti nella rivolta scoppiata al Cpr di Torino, che sono comunque riusciti a gestire con straordinaria professionalità - dichiara Valter Mazzetti del sindacato di polizia Fsp -. È sconvolgente vedere come questi episodi siano all’ordine del giorno, proprio come le nostre continue denunce a proposito della grave situazione di rischio che si vive nei centri per il rimpatrio, eppure tutto passi sotto l’assordante silenzio di una politica indifferente. E’ una vera e propria emergenza ignorata, mentre l’incolumità degli operatori che prestano questo delicato servizio è a rischio. Ancora operiamo in questi contesti senza protocolli univoci, chiari e definiti, ancora in un clima legislativo vago e confuso, ancora senza le necessarie tutele per chi veste l’uniforme per prestare il proprio servizio allo Stato, senza che questo debba voler dire essere abbandonato a sé stesso a rischio della propria vita. È ora di mettere mano a una materia e ad una situazione in cui, in modo assolutamente pilatesco e irresponsabile da parte di chi ha il dovere di assumersi responsabilità di decisioni politiche, legislative e operative, tutto viene addossato sulle spalle del personale in divisa che deve ogni volta trovare il modo di portare a casa la pelle. Governo e Ministero intervengano per garantire la sicurezza dei poliziotti”.

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