Strutture declassate e punti nascita chiusi, la riforma sanitaria che farà risparmiare 400mln di euro

Incerto il futuro dell'ospedale Martini, San Luigi declassato a favore del Mauriziano. Mantenuto il pronto soccorso al Gradenigo. Il tutto per un risparmio di 400 milioni di euro in tre anni

E' stata approvata ieri dalla giunta regionale la delibera sulla nuova riorganizzazione ospedaliera, siglata Chiamparino-Saitta, delibera che oggi verrà sottoposta al tavolo del ministero. Obiettivo? Riqualificare la spesa sanitaria, riducendo gli sprechi per reinvestire sul territorio con strutture più tecnologiche e all'avanguardia.

"Quando si tratta di riqualificare c'è sempre qualcuno contento e qualcuno meno", ha affermato Sergio Chiamparino e, del resto, quando si parla di temi legati alla sanità, la polemica è dietro l'angolo. Sì, perchè alcune strutture verranno chiuse, altre declassate a favore di strutture più idonee. Ma andiamo con ordine.

Incerto il futuro dell'ospedale Martini - per ora Dea di primo livello - che secondo le indiscrezioni potrebbe essere declassato, ma sul punto l'assessore Saitta si riserva di prendere una decisione entro la fine del 2015. Ennesima sorte anche per i presidi di Casale Monferrato e Mondovì. Declassamento certo, invece, per l'ospedale San Luigi di Orbassano, che, pur mantenendo alcune specialità come la chirurgia toracica, dovrà cedere il passo all'ospedale Mauriziano. In questo senso l'ospedale di corso Unione Sovietica acquisirà il titolo di Dea di secondo livello, mentre il San Luigi di primo livello.

Dopo le varie manifestazioni avvenute negli scorsi mesi per il passaggio dell'ospedale Gradenigo a presidio privato, la Giunta regionale ha garantito loro la sopravvivenza del pronto soccorso, punto cardine dell'ospedale di corso Regina Margherita. Rimandate a riflessioni più approfondite le decisioni relative agli ospedali di Lanzo, Venaria Reale, Giaveno e Nizza Monferrato. Sorte drammatica, invece, per i punti nascita di Susa, Carmagnola, Tortona ed Acqui Terme che dovranno chiudere i battenti. Abolite le emodinamiche a Moncalieri, Vercelli, Alba.

Una riorganizzazione sanitaria, questa, che conta di far risparmiare al governo Chiamparino almeno 400 milioni di euro in tre anni, che verranno utilizzati per gli investimenti nell'edilizia sanitaria, nuovi posti letto, nuove assunzioni ed nuove apparecchiature tecnologiche. Sì, anche perchè tra le postille del provvedimento vi è anche la riduzione delle strutture complesse (e quindi dei primari) attive negli ospedali pubblici del Piemonte: da 842 a 668.

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Oggi pomeriggio, a Roma, l'incontro con il ministero: "Speriamo che approvi", ha concluso Saitta.

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