Incappucciati e minacciati per svaligiare la cassaforte "E' stato terribile non capire cosa stava accandendo"

I titolari li hanno incappucciati e condotto l'uomo alla cassaforte sotto la minaccia di un'arma. Si sono portati via decine di migliaia di euro

La Trattoria Berta

Sequestrati per quaranta minuti, minacciati e incappucciati con alcuni indumenti di fortuna in modo tale che non potessero avere la benché minima percezione di quello che stava accadendo. E' questo il racconto della drammatica rapina consumata l'altra notte a Pertusio, ai danni di Antonino Presti e Clara Berta, la coppia titolare della storica "Trattoria Panetteria Berta", in via San Firmino.

Un colpo messo a segno, secondo la testimonianza delle vittime, da almeno quattro rapinatori che hanno agito a volto coperto e armati. L'accento, però, secondo i titolari, sarebbe quello di cittadini originari dell'Europa dell'Est, probabilmente slavi. I malviventi sono entrati nell'abitazione proprio sopra l'esercizio commerciale poco dopo le due di notte, hanno coperto il capo di marito e moglie con delle giacche, infilandoli sotto delle lenzuola per poi torturarli psicologicamente. "Mi hanno sbattuto a destra e sinistra graffiandomi con dei coltelli - ci racconta Antonino Presti -. Niente di grave, ma la paura è stata tanta. Continuavano a chiedermi dei soldi, ma di liquidi in casa, soprattutto dopo un mese di ferie non ce n'erano".

Un sequestro che è andato avanti per circa 40 minuti fino a quando l'uomo, accompagnato a forza alla cassaforte sotto la minaccia di un'arma, è stato costretto ad aprirla, consegnando il bottino ai malviventi, orologi e gioielli per un valore di decine di migliaia di euro, il sacrificio di vent'anni di lavoro. Secondo il racconto delle vittime i rapinatori avrebbero agito con destrezza e minacciando ripetutamente la moglie con dei coltelli che, presumibilmente, i rapinatori hanno trovato nel ristorante. "Mia moglie è andata in crisi - racconta ancora Antonino che ora, per il trauma subito non riesce più a dormire a casa ed è costretto a recarsi ogni sera, dopo aver chiuso il locale, nell'abitazione dei genitori a Chivasso -. Quando ti incappucciano e non puoi renderti conto di ciò che sta accadendo subisci un trauma a cui non è facile porre rimedio. Non hai più fiducia nelle mura di casa tua e tutte le sere vieni colto dal panico".

L'intero sequestro si è svolto a pochi metri di distanza dalla camera in cui dormiva il figlio della coppia che, fortunamente, non ha assistito all'amara scena: "Hanno almeno avuto la cortezza di chiudere la porta della sua stanza - continua Antonino - e preservarlo da quello che sarebbe stato un trauma non da poco".

Ora il problema è rimettere insieme cocci e ricostruire i risparmi di una vita: "Non abbiamo più nulla, ma grazie al sostegno delle forze dell'ordine e delle persone che ci conoscono speriamo di dimenticare al più presto questa vicenda e che le indagini possano dare un volto e un nome a chi ci ha barbaramente rapinato".

Sul caso sono in corso le indagini dei carabinieri di Cuorgnè e del nucleo operativo di Ivrea.

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