Dipendente del canile rapinata all'entrata in servizio: "E mi hanno presa a pietrate"

Enpa: stop a presidio in sede

Il canile dell'Enpa in via Germagnano

Una dipendente dell'Enpa, che gestisce il canile sanitario di via Germagnano 11, è stata aggredita a sassate, a scopo di rapina, nella serata di ieri, martedì 21 maggio 2019. Sul posto sono intervenute le volanti della polizia, a cui la donna ha raccontato che l'autore sarebbero alcuni giovanissimi abitanti del vicino campo nomadi a cui ha dovuto consegnare la borsetta, scappando e rifugiandosi dentro la struttura per evitare ulteriori danni. Gli occupanti del campo avrebbero coperto il rapinatore col lancio di ulteriori pietre. Tutto il suo racconto, naturalmente, è al vaglio degli investigatori. La donna è stata poi medicata al pronto soccorso dell'ospedale Giovanni Bosco. 

L'Enpa ha preso una posizione molto dura sull'accaduto. "Nonostante le tante segnalazioni precedenti e visti i ripetuti episodi di minacce - scrive il presidente del consiglio nazionale e della sezione cittadina, Marco Bravi - nonché aggressioni, scippi, atti vandalici a cui sono soggetti tutti i dipendenti e volontari nonché i cittadini che si recano nei canili di via Germagnano, ad oggi continuiamo a non avere risposte concrete. Non si può continuare così. Quanto dobbiamo ancora aspettare prima che qualcuno intervenga?".

Secondo Bravi, "ora qualcosa è successo e aspettiamo interventi rapidi e definitivi a meno che, per essere degni di attenzione almeno al pari delle politiche di integrazione, i cittadini onesti debbano aspettare il morto. L'operatore coinvolto è in infortunio, ovviamente a spese Enpa. Non credo sia accettabile che chi va a lavorare per un servizio di pubblica utilità, debba sottostare alle intimidazioni, alle minacce e agli atti di violenza di una comunità che appare iperprotetta, da una politica talmente intimidita da questa gente da non osare chiamarla per quel che è.  Credo che sia stato raggiunto il limite e che vada presa in considerazione la tutela dei lavoratori onesti con l'unica soluzione che ad oggi ha dato qualche risultato: un presidio fisso, possibilmente del deciso ed autorevole esercito, almeno fino a quando il Comune di Torino sarà in grado di rendere sicure queste strade o si provvederà a rendere questa gente nomade veramente tale, il più lontano possibile".

Enpa annuncia anche che "provvederà a non interrompere il servizio assicurando la reperibilità telefonica, ma non più la presenza in struttura". "Per la cronaca - conclude Bravi - ricordo che, quando lasciammo non presidiato per una sola notte il canile (per lavori amianto), ignoti (ma non troppo, a meno di credere anche a Biancaneve) vi penetrarono smurando una cassaforte".

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