Gay: bufera sul caso Faà di Bruno, polemica anche in una scuola di Settimo

A Torino l'istituto Faà di Bruno ha dovuto sospendere degli incontri sulla famiglia tradizionale; a Settimo organizzato uno spettacolo da bambini di 12 anni a favore delle unioni gay

Che l'omosessualità sia uno dei temi più caldi del momento è cosa nota. Ma le polemiche che stanno scoppiando a Torino e dintorni riguardo la discussione di questo argomento nella scuola pubblica vanno forse anche oltre il limite.

Il primo capitolo della vicenda riguarda la scuola privata Faà di Bruno, nel quartiere San Donato: qui, è stata chiamata a parlare per un ciclo di incontri destinato ai genitori l'infettivologa Chiara Atzori. La discussione delle serate verteva sulla "bellezza della famiglia naturale, contro l'ideologia gender". Apriti cielo. Prima ancora dell'inizio del ciclo di incontri, è scoppiata una polemica che è arrivata a far annullare le conferenze. Motivo? Si sarebbe parlato anche di omosessualità come malattia. In Comune, è insorta Sel; e il polverone mediatico ha fatto il resto: la scuola Faà di Bruno ha deciso di rinunciare agli incontri.

La Diocesi di Torino, in riferimento alla decisione di sospendere gli incontri, così si è espressa: "Per sottolineare la volontà di non alimentare contrapposizioni artificiose e strumentali - si legge in una nota della Diocesi - è da apprezzarsi anche la decisione dell'Istituto di sospendere l'iniziativa, mantenendo invece ben fermo l'impegno a continuare la riflessione e l'approfondimento dell'informazione intorno ai temi della persona, della coppia, della famiglia. Queste realtà sono infatti riferimenti centrali della vita cristiana e la scuola cattolica ha il diritto dovere di educare ai valori fondamentali di questa visione umana e cristiana secondo la legge naturale illuminata dalla Parola di Dio e dall'insegnamento della Chiesa".

E qui inizia il secondo atto. Perché la rinuncia della Faà di Bruno ha sollevato le critiche dell'opposizione, ma anche del mondo culturale. La Voce del Popolo ha parlato di "censura preventiva" ("In questo Paese, malgrado tutto, nessuno ha il diritto di esercitare una censura preventiva sulle parole e sulle iniziative altrui", si leggeva nell'editoriale), mentre i consiglieri del Pdl hanno affermato: "L'omofobia è certamente da contrastare, ma non è pensabile che si possa fare spazio l'idea che esprimere una opinione positiva sulla famiglia composta da un uomo e una donna o una valutazione sulla contrarietà al matrimonio e alla adozione omosessuale debba essere considerata un reato o debba prevedere delle rettifiche o, addirittura, la sospensione delle iniziative. Questo ci ricorda tempi che non vorremmo più rivedere".

In Sala Rossa, il tema ha suscitato delle profonde divergenze, mentre Scelta Civica ha affermato di voler preparare una mozione da presentare alla Camera per stigmatizzare il fatto che la cancellazione del ciclo di incontri rappresenti un attacco alla libertà di opinione legato alla 'lobby politico mediatica che sostiene l'ideologia del gender e che fa di tutto per silenziare chi sostiene il modello della famiglia naturale".

Ma le polemiche non sono unidirezionali. La consigliera di Fdi in Regione Augusta Montaruli, con un ordine del giorno presentato oggi, chiede alla Regione Piemonte di "rivedere il finanziamento accordato alla Compagnia 3001, per una sceneggiatura che discrimina la famiglia naturale". In pratica, una scenetta rappresentata dagli allievi della scuola Media Statale Antonio Gramsci del plesso Gobetti di Settimo Torinese: i bambini (di dodici anni) devono portare in scena una finta votazione in parlamento per il riconoscimento delle unioni omosessuali. I parlamentari contrari sono dipinti come cattivi, incarnazioni della paura, del disprezzo, del pregiudizio.

La polemica non può che sollevarsi, anche in questo caso, come per quanto successo alla Faà di Bruno. Il sociologo Massimo Introvigne scrive, sulle colonne della Nuova Bussola Quotidiana: “Siamo chiari, visto che oggi si dà dell’'omofobo' molto facilmente e gratuitamente. È giusto combattere ogni forma di bullismo nelle scuole, spiegare ai bambini che è odioso insultare, prendere in giro, picchiare i compagni percepiti come 'diversi', si tratti di maschietti che sembrano effeminati, di bambine che sembrano mascoline, d’immigrati, di rom. O magari – succede – di cattolici o di musulmani devoti – a Torino ormai in molte scuole i secondi sono più numerosi dei primi – in classi dove nessuno è religioso. Tutt’altra cosa è indottrinare all’ideologia di genere, far mettere in scena da bambini una seduta del Parlamento a proposito di una legge tuttora in discussione, servirsi dei dodicenni per insultare come incivili o vittime di pregiudizi i parlamentari che su quella legge hanno opinioni diverse dagli autori del copione”.

E Montaruli attacca, ricordando che il finanziamento per la sceneggiatura è stato 50mila euro. "La somma è stata assegnata con un bando per le pari opportunità ma in realtà è destinata a una discriminazione della famiglia naturale inaccettabile e preoccupante. Poiché le discriminazioni vanno condannate tutte ho presentato un ordine del giorno che chiede di rivedere il finanziamento, perché non rispondente alle finalità del bando. Acquisiremo gli atti di tutti i progetti assegnatari di finanziamento dal bando di pari opportunità per verificare che i fondi abbiano una destinazione congrua e non vadano invece ad alimentare una discriminazione ai danni della famiglia naturale".

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