Piazza Emanuele Filiberto: le strisce blu sono "private", ma i cittadini non lo sanno

La gestione parcheggi in Piazza Emanuele Filiberto è stata ceduta a una società privata che non considera validi i permesso di parcheggio della Gtt. Ma nessuno ha informato i cittadini

piazza-emanuele-filibertoHa sollevato, solleva e solleverà un mare di polemiche il pagamento del parcheggio nelle strisce Blu in una delle più belle piazzette di Torino. In piazza Emanuele Filiberto l'automobilista rischia di esser multato se paga il parcheggio utilizzando un normale voucher. Incredibile, ma vero. Il parcheggio è passato in gestione a una società privata, ma i cittadini affermano di non essere stati informati con la dovuta precisione.

Nella piazza in oggetto, infatti, che si disponga di un permesso GTT per residenti, domiciliati o di un normale voucher, vale la legge della contravvenzione. I cittadini, secondo un dipendente dell'Apcoa (la società privata a cui è stata affidata la gestione dei parcheggi) vengono tratti in inganno dalla colorazione  delle strisce su cemento: non dovrebbe quindi limitarsi a “grattare” il ticket del parcheggio acquistato dal tabaccaio, ma prendersi lo scrupolo di osservare con attenzione i cartelli soprastanti il parchimetro. A quel punto capirebbero che è un privato a gestire la piazza e non il Comune di Torino, e che a “prendersi cura” dei posteggi non è la GTT, ma un privato. Apcoa, appunto.

piazza-emanuele-filiberto-2Una società che, stando alle dichiarazioni della residente Alice Cittone, si è resa (volutamente?) colpevole di una piccola leggerezza: “dimenticare” di avvertire i residenti del cambio di gestione. Sarebbe stato sufficiente un volantino nella buca delle lettere, o una segnalazione più capillare ad ogni angolo della piazza per evitare tanti grattacapi. Non è avvenuto nulla di tutto questo, e se per un anno e mezzo tutto è filato liscio causa mancanza di personale atto a presidiare la zona di competenza, nel 2010 sono cominciati i primi guai: multe a ripetizione pinzate sia sul tergicristalli di posteggianti occasionali, sia soprattutto su quello dei residenti. Di qui, un'insurrezione di quartiere che ha portato prima al pestaggio del personale della multinazionale mantovana, poi alla sostituzione dello stesso con qualcuno di più qualificato. Trattasi di Sicuritalia: “Noi non ne sappiamo niente - ha esordito un addetto, che poi ha continuato - non ci occupiamo noi di queste contravvenzioni e le nostre guardie non godono di questo tipo di abilitazione”.

Tutto vero questo, e a riprova delle sue parole è sufficiente consultare il sito dell'agenzia stessa: dell'autorizzazione a effettuare multe non v'è traccia. Peccato che sia i residenti, sia un secondo impiegato Apcoa intervistati, abbiano smentito in via categorica la succitata affermazione. “Fotografano il veicolo con un palmare per certificare il mancato pagamento della sosta – fa presente quest'ultimo - dopo di che procedono” con la sanzione dell'inadempimento civilistico riscontrato.

Quello di Torino, però, non è un caso isolato: a Palermo infatti il polverone si è alzato già nel 2008, con il caso posto all'attenzione del giudice di pace, a supporto del quale si è  attivato anche il Movimento a cinque stelle. In entrambi i casi – e l'Adiconsum è concorde – l'invito è quello di non pagare. “Apcoa – dicono i giudici di pace – è una società privata e non può comminare sanzioni amministrative. Inoltre, dopo un esame dei ricorsi presi in esame – è possibile stabilire con certezza come i termini della notifica stabiliti dalla legge non siano stati rispettati. Apcoa dovrebbe sì imporre una penale di natura civilistica, ma secondo i criteri che questa prevede. In questo caso, invece, pare essere a tutti gli effetti una sanzione amministrativa, con tanto di penali previste e senza alcuna notifica. I vigili urbani, alla sanzione sul foglietto fanno seguire un verbale notificato al proprietario del veicolo, mentre con Apcoa questo non avviene. Se la pretesa è quella di riscuotere del denaro, deve quindi inviare decreti ingiuntivi come avviene di norma tra i privati”.

Rifiutare il pagamento non è il modo migliore per misurarsi con la società, ma partecipare alla raccolta firme indetta da Alice Cittone potrebbe essere un ottimo metodo per arrivare a soddisfare un paio di richieste più che legittime: colorazione delle strisce che distingua i posteggi privati da quelli del Comune di Torino, e il ripristino di un permesso annuale per i residenti.

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