In via Po lavora Domenico Sileo, l'inventore del bricolage del bijou

Da vent'anni in Italia propone perle e materiali di ogni tipo, con cui creare gioielli unici. La "Perlineria", nata a Torino molti anni fa, è la prima linea di negozi del genere in Italia

Un gioiello è per sempre, recita un antico adagio. A tal punto da far cambiare vita a chi li ama e li confeziona con passione unica e singolare. E’ il caso di Domenico Sileo, 65 anni, segno zodiacale gemelli, potentino di origine ma naturalizzato torinese sin dall’età di tre anni: “Amo la cucina piemontese, specie il fritto misto, e i vini d’essai come il Grignolino del Monferrato”, confida sorridendo.

Ex allievo di Don Bosco, aveva davanti a sé un futuro da seminarista. Poi il destino ha scelto per lui una strada diversa. Agente di commercio di professione, un passato da manager nella distribuzione di prodotti per catene di grandi magazzini: poi, vent’anni fa esatti, la folgorazione. La voglia di provare nuove strade, di lasciarsi il passato alle spalle e ricominciare daccapo, dando priorità ad arte e artigianato.

Nasce così l’8 maggio 1993, proprio nel giorno della festa della mamma (alla quale un gioiello, come a ogni donna importante, non si nega mai) la “Perlineria”, (www.perlineria.it) in quel di Via Po 27/E, a Torino, da sempre una zona di forte passaggio di studenti e persone di ogni età, cultura ed estrazione sociale. Il primo vero e proprio fai-da-te italiano del bijou (in seguito Sileo ne ha aperti in passato altri due a Bologna, città degli artisti, in quel di Piazza Maggiore, famosa per le due storiche torri), un antro magico, un tripudio di colori e luccichii accattivanti con decine di migliaia di ciondoli, perle, resine, tessuti, bottoni, pendagli, legno, cristalli, fili, cordami, lacci, catene di ogni colore, genere e formato sparsi dappertutto da combinarsi in mille modi, tutti diversi, secondo il gradimento di ciascuno. Insomma, gli ingredienti con cui dar sfogo alla propria fantasia componendo di volta in volta il proprio bijou personalizzato.

“Siamo partiti subito alla grande, la gente ha risposto bene alla nostra idea”, spiega Domenico Sileo. “Negli anni Novanta, complice l’imperare della tv e l’avvento della società dell’immagine, con quest’attività abbiamo soddisfatto la voglia delle persone di sentirsi un po’ dive nella vita di tutti i giorni, di distinguersi con quel tocco di classe che fa la differenza e che soprattutto è tuo, un pezzo unico”, racconta.DSC00545-2

Storie di successo imprenditoriale, ma anche d’amore: il collante migliore per una vita ricca di meritate soddisfazioni. Del resto, dice sempre un detto storico, dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. “Ed è stato così anche in questo caso. Il merito è infatti soprattutto di mia moglie, Luisa, ottima stilista e creativa dalle mille risorse. Sa interpretare i gusti e la personalità della gente in maniera impeccabile ed empatica. Ricordo che agli inizi quando giravamo per i fornitori per acquistare piccole quantità di perline o catene industriali dicendo loro che le avremmo rivendute al pezzo ci scambiavano tutti per matti. I fatti e il tempo invece ci hanno dato ragione - continua Sileo -. La nostra è un’attività in continuo aggiornamento, tra fiere ed expo’ nazionali e continui viaggi in giro per il mondo, sempre alla ricerca di quei particolari che fanno la differenza”.
 
Sileo ama Torino, “da piccolo ho sempre vissuto in Borgo San Paolo, da anni abito e frequento il centro storico e il quartiere Santa Rita, ove abbiamo inaugurato nel dicembre del 2009 il secondo punto vendita 'Perlineria', in corso Sebastopoli 155/B, di fronte al mercato”. Infine conclude: “Nel corso degli anni abbiamo collaborato su più fronti a iniziative a sfondo culturale e benefico con vari enti tra cui la Regione Piemonte e scuole di belle arti. Tra i nostri clienti gente comune e ma anche molte persone della Torino bene: giornalisti, imprenditori, politici, artisti, avvocati, tutti attratti dalla voglia di creare qualcosa di unico e di divertirsi con fantasia. La mia gioia più grande? I torinesi, si sa, sono molto abitudinari: vederli indossare gioielli e bijou frutto di accostamenti di materiali che prima potevano sembrare un sacrilegio è il sintomo positivo di una città cosmopolita e aperta, che cambia e sa stare al passo con i tempi”.

Un episodio curioso in vent’anni di carriera? “Durante le Olimpiadi del 2006 è entrato in negozio un imprenditore americano. Restò fulminato dalla nostra idea, ci confidò di volerla replicare con più punti vendita in Canada, a Washington e Chicago. La cosa ci lusingò moltissimo. Tant’è che nel corso della sua visita annuale a Torino non manca mai di venirci a trovare, e la cosa ci fa molto piacere”.

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