Perché Torino è la più verde città d'Italia? La risposta è nella storia, ma anche nei numeri

Tra le grandi città italiane Torino è nettamente la più verde: ecco i numeri e soprattutto la storia di questo primato

Tra le grandi città d'Italia, Torino è la più verde: su 130 chilometri quadrati di superficie comunale, ben 21 sono coperti da aree verdi a gestione pubblica: il 16% del totale, 23,84 mq di verde pubblico ad abitante, contro i circa 10 di Roma, i 9 di Milano e così a scendere. Nel Comune di Torino ci sono 277 aree gioco e circa 160.000 alberi (di cui 39 monumentali): questi numeri bastano a far capire quanto la nostra città sia molto più verde delle grandi aree metropolitane italiane.

Ma perché il territorio di Torino è così verde? Per rispondere a questa domanda non basta la geografia (un grande fiume e le colline ci sono anche a Roma, per fare un esempio), ma è necessario guardare alla storia.

L'anno di inizio del processo storico che ha portato Torino a essere la città più verde d'Italia può essere considerato il 1559: l'anno del trasferimento della capitale del Ducato di Savoia a Torino su decisione di Emanuele Filiberto. A partire da quel momento, per assicurarsi il controllo e la gestione diretta del territorio in senso assolutistico, i Savoia diedero avvio all'acquisto di fondi nei possedimenti attorno alla città di allora, ovvero le zone periferiche della città attuale. L'ingrandimento stesso della città a sud, est e ovest nel corso dei secoli deriva proprio da quelle acquisizioni fondiarie. Tra fine Cinquecento e Settecento i duchi sabaudi realizzarono quindi quel sistema di residenze extraurbane (da Mirafiori a Venaria passando per il Valentino e molte altre: qui l'elenco delle residenze sabaude), destinate alla caccia e alle feste della famiglia regnante e della corte.

All'interno delle mura, invece, gli spazi ristretti non consentirono la realizzazione di grandi aree verdi e parchi, eccezion fatta per i Giardini Reali. Fino a fine Settecento l'unica zona alberata per passeggiare era tra l'Arsenale militare e la Cittadella, dove si trovavano quattro filari alberati. In alternativa, ma comunque fuori dalle mura, per la popolazione c'era l'Allea Oscura: un viale diagonale che dalla porta sud conduceva al Valentino lungo un quadruplice filare di olmi.

Poi arrivò Napoleone, che a inizio Ottocento ordinò la demolizione delle fortificazioni di Torino: i lavori di trasformazione del governo francese si concentrano quindi sulla realizzazione del sistema delle promenades publiques, sistema di viali alberati intorno alla città.

Il concetto di giardino pubblico per come lo intendiamo ancora oggi si afferma a Torino proprio durante gli anni di governo francese, quando per la zona sud della città fu anche proposto un parco in stile orientale “Jardin Chinois”, che poi non fu realizzato.

Il primo parco pubblico fu quello intorno al Castello del Valentino, a metà Ottocento. Negli anni intorno all'Unità d'Italia la città divenuta capitale vide molti lavori di abbellimento, curati da progettisti, giardinieri e paesaggisti francesi, mentre dopo il 1864 e la fine della capitale a Torino iniziò la riconversione in senso industriale della città, che pure non ha pregiudicato la nascita di grandi parchi cittadini nelle periferie (come i parchi Ruffini e della Pellerina) e nelle zone collinari, lungo i fiumi e in ogni quartiere di Torino.  

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