Che cosa significa davvero il saluto piemontese “cerea”?

Una teoria fantasiosa parla di un verbo greco, ma qual è l'etimologia attestata del saluto piemontese che significa “arrivederci”?

Nel dialetto piemontese, il saluto formale per il commiato (cioè quando ci si separa) ha due formule: arvëddse e cerea. La prima è un'evidente traduzione dell'italiano “arrivederci”, ma da dove deriva il termine “cerea”?

Anni fa, il giornalista e intellettuale Bruno Gambarotta raccontò la storia di un cadetto dei Savoia che studiava il greco antico, storia che avvalora la tesi secondo cui questo termine deriverebbe dall'imperativo “chaire” del verbo greco “chairo” che significa “rallegrarsi”.

Tuttavia, sebbene sia affascinante, questa teoria appare poco realistica dal punto di vista linguistico. Il vocabolario Treccani, infatti, attesta un'altra etimologia per questa “forma di saluto, in origine reverenziale, poi divenuta familiare, in uso nel Piemonte”: ovvero da serèa, col significato di “signoria” come sere significava “signore”.

Un po' come “ciao” deriva dal veneziano “sciao” nel senso di “schiavo vostro”, quindi, cerea è un saluto alla “signoria”, usato come titolo di rispetto.  

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(Nella foto, lo storico attore torinese Erminio Macario nel film "L'eroe della strada")

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