Da Gironi a Gianduja: la lunga storia della più famosa maschera piemontese

Il celebre burattino nacque all'inizio dell'Ottocento a Callianetto, frazione di Castell'Alfero, vicino ad Asti. Da due secoli diverte generazioni di piemontesi

L'avrebbero mai detto, Giovanni Battista Sales e Gioacchino Bellone, in quei primi anni dell'Ottocento, di aver inventato la maschera tipica piemontese? Probabilmente, no. Come spesso accade, le invenzioni nascono per caso, e anche la genesi di Gianduja (o, se scritto nella corretta grafia piemontese, Giandoja) avvenne senza volerlo, anzi: col preciso intento di non danneggiare il potere costituito, con il quale i due "padri" del burattino avevano avuto qualche screzio di non poco conto.

Eh già, perché il nome di battesimo della più famosa maschera piemontese fu Giròni, nome tratto da antichi canovacci secenteschi: ma il nome, troppo simile a quello del doge di Genova, Girolamo Durazzo, spiacque alla polizia, che arrestò i due burattinai. Un secondo inconveniente avvenne quando il nostro Giròni venne sospettato di essere una caricatura del fratello di Napoleone, Girolamo. Molto più saggio era, dunque, trovare un nuovo nome al burattino: e sembra che il secondo battesimo avvenne osservando un popolano che  veniva chiamato Gioanin dla doja: Gioanin-dla-doja, Giandoja. Sì, poteva funzionare. La "rinascita" avvenne a Callianetto, frazione di Casell'Alfero, ancora oggi noto per aver dato i natali a un così illustre personaggio.

Da allora, Gianduja non ha mai smesso di far ridere e divertire, venendo elevato a nuova maschera regionale. Non mancò di "scendere in politica", come quando, per lo spostamento della capitale da Torino a Firenze, venne "crocifisso" da Cavour e dai politici del tempo; ovviamente, solo sulle vignette satiriche.

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Oggi, Gianduja è impersonato da oltre un cinquantennio da Andrea Flamini, dell'Associassion Piemontèisa, che ancora organizza la Festa di San Giovanni ed è l'anima del Carlevé 'd Turin.

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