Occupato l'ex dormitorio di via Traves, Marrone accusa: "Razzismo al contrario"

Una decina di famiglie sfrattate ha preso possesso della struttura destinata a ospitare i rom. Con loro era presente Marrone: "E' la disperazione a portare famiglie italiane normalissime a questo punto"

"E' accettabile che le famiglie italiane sfrattate vengano smembrate tra dormitori maschili, dormitori femminili, minori in affido ad altri o in comunità e anziani abbandonati a loro stessi, mentre agli zingari tutto è dovuto?": l'accusa, celata da domanda, è lanciata dal consigliere comunale di Fratelli d'Italia Maurizio Marrone che, nella giornata di ieri, era presente in via Traves, luogo in cui ha sede un ex dormitorio, ora destinato ad ospitare rom provenienti dai campi nomadi sotto il controllo delle cooperative sociali SELarom. Insieme a Marrone c'erano una decina di famiglie italiane sfrattate, tra cui tre bambini e un anziano dializzato, che hanno occupato la struttura comunale.

Un'occupazione dovuta, da quanto dichiarato dagli stessi, per evitare di rimanere in mezzo alla strada senza un tetto sopra la testa. "E' la disperazione a portare famiglie italiane normalissime a questo punto - aggiunge Marrone -, dopo le numerose porte sbattute in faccia dalle istituzioni con il diniego burocratico della commissione comunale emergenza abitativa e le lungaggini infinite del bando regionale per la casa popolare".

La richiesta è una: far sì che la struttura di via Traves venga messa a disposizione per l'emergenza freddo per le famiglie sfrattate in attesa di casa popolare e non "contro le ingiustificabili discriminazioni anti-italiane di un paradossale razzismo al contrario".

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L'ex dormitorio è destinato a ospitare i rom per una concessione in capitolato d'appalto e per una delibera del Consiglio comunale. Marrone accusa anche la diversità di importo per il canone chiesto: "Alle cooperative pro-Rom  il Comune chiede 100 euro annuali di canone per l'intera struttura da 25 posti, mentre nei social housing destinati agli Italiani chiedono oltre 300 euro al mese per un bilocale, dietro garanzia minima di una busta paga da mille euro mensili, una vergogna inaccettabile che sta infiammando le periferie torinesi".

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