"Il famoso psichiatra vuole aiutare gratis gli agenti, ma la direzione non lo fa entrare in carcere"

Dopo gli ultimi fatti di cronaca

Lo psichiatra Alessandro Meluzzi: si era offerto di aiutare gratis gli agenti di polizia penitenziaria

"Lo psichiatra torinese Meluzzi si è offerto di aiutare gratuitamente la polizia penitenziaria, ma il direttore del carcere delle Vallette ci ha negato il suo accesso al carcere". A tuonare, in un dettagliato comunicato stampa, è Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, sindacato autonomo di polizia penitenziaria.

Il professor Alessandro Meluzzi, secondo la sua ricostruzione, avrebbe voluto incontrare gli agenti dopo i recenti casi di evasione a causa di permessi premio o di lavoro (l'ultimo caso riguarda un condannato per avere aggredito un altro uomo con l'acido) e dopo l'inchiesta in cui alcuni di loro sono stati accusati di tortura nei confronti dei detenuti.

"L'Osapp - sostiene Beneduci - aveva richiesto alla direzione dell'Istituto di pena di Torino di voler autorizzare l'ingresso del professionista per un primo incontro con il personale propedeutico a successive iniziative anch'esse volontarie e gratuite. La direzione, la stessa che aveva nel recente passato senza alcuna remora più volte autorizzato l'ingresso di ex terroristi anche responsabili o coinvolti nell'omicidio di agenti di custodia, ha dapprima tergiversato e poi ha passato la palla al provveditore regionale in missione Pietro Buffa (in passato direttore dello stesso carcere, ndr), che ha a sua volta negato al sindacato nei fatti l'autorizzazione all'accesso dello psicoterapeuta, adducendo la necessità di ulteriori approfondimenti".

Oggi, mercoledì 30 ottobre 2019, Beneduci ha scritto al ministro della giustizia Alfonso Bonafede e ai presidenti dei gruppi parlamentari per segnalare "la gravità dell'accaduto", annunciando manifestazioni di protesta sul territorio e rivolgendo un appello alle forze politiche affinché si facciano carico della questione: "Anche la scelta di non comprendere quali gravi tensioni affliggano il personale di polizia penitenziaria in servizio a Torino, nei fatti differendo sine die un supporto e strumenti psicologici resi per la prima volta disponibili in forma del tutto gratuita e volontaria agli appartenenti del corpo, dimostra fuori di dubbio, quanto i soloni dell'amministrazione penitenziaria costituiscano oramai un corpo separato e del tutto estraneo alle esigenze del personale e che le scelte nell'amministrazione penitenziaria riguardano esclusivamente la popolazione detenuta, a cui solo vanno ormai nel nostro paese le più significative attenzioni, piuttosto che nei riguardi delle donne e degli uomini nelle carceri italiane, che rischiano ogni giorno la propria incolumità e la propria vita nell'interesse dell'ordine costituito e della collettività nazionale. Nello stigmatizzare come improvvida e scriteriata la mancata decisione del direttore Domenico Minervini e del provveditore regionale in missione Pietro Buffa, ci è d'obbligo specificare che purtroppo mai come da quando è ministro della giustizia, il pentastellato Alfonso Bonafede, la polizia penitenziaria sia pervenuta a tali livelli di degrado e di disattenzione con annessi rischi, che da un sistema penitenziario assolutamente malfunzionante potranno investire e ledere gli interessi di sicurezza e di civile convivenza dei cittadini onesti".

La lettera dell'Osapp ai ministri e ai vertici del Dap

Con riferimento alla richiesta di autorizzazione, ad oggi differita “sine die”, all’ingresso presso la Casa Circondariale di Torino per il tramite e presso la sede interna alla struttura di questa Organizzazione Sindacale (quale sindacato nazionale maggiormente rappresentativo del Personale di Polizia Penitenziaria) del Prof. Alessandro MELUZZI di cui lei stesso riconosce l'indiscutibile professionalità e competenza, opportunamente e doverosamente interpellato il professionista, si intende precisare che la funzione della prima riunione preliminare con il Personale di Polizia Penitenziaria di cui si era chiesto, ad oggi del tutto vanamente, l’avvio nell’interesse dei suddetti appartenenti al Corpo, sarebbe stata quella di identificare tramite un'intervista collettiva con metodologie di indagine, delle quali forniremo i dettagli tecnici se richiesti, su bisogni impliciti ed espliciti in ragione di fatti di disagio e multiproblematicità psicologica, psicofisica ed ambientali, con presenza di profili di stress e di stress specifico e aspecifico. Dopo tale fase preliminare, un gruppo di lavoro determinato all'interno del Sindacato con le metodologie del "focus group" formulerà le proposte per la costruzione di setting gruppali o eventualmente individuali per le situazioni più critiche dal punto di vista della psicologia di comunità della psicopatologia dei gruppi e della presenza di veri e propri casi clinici di “Burn-out” o di altre evenienze di psicopatologie del lavoro o di medicina legale. Certi della sua sensibilità nei confronti delle situazioni di rischio per questa complessa categoria di lavoratori, nell’auspicio di un favorevole riscontro, stanti i possibili danni e le conseguenze derivanti da un ulteriore differimento dell’iniziativa (come già detto gratuita e su base volontaria) di cui sarebbero ancora più incomprensibili e “sospette” le reali motivazioni, anche in ragione del gravissimo disagio in essere per le denunce e le gravi e costanti tensioni subite in tale sede, malgrado ogni migliore intendimento, ci si deve riservare di adire altre sedi anche giudiziali per la tutela costituzionalmente garantita alla salute e al lavoro degli appartenenti al Corpo. In attesa di necessariamente sollecito riscontro, la presente è trasmessa per l’autorevole interessamento delle Autorità Politiche e Parlamentari anche in indirizzo.

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