Si è spento Franco: si era unito civilmente con Gianni dopo 52 anni d'attesa

Il più anziano della coppia è mancato stamattina, giovedi 26 gennaio, dopo solo cinque mesi di matrimonio

Franco e Gianni insieme alla sindaca, nel giorno del sì

Franco Perrello si è spento giovedì mattina presto. Era diventato un bel simbolo, insieme al marito Gianni, dell'amore omosessuale torinese dopo che ad agosto la sindaca Chiara Appendino ne aveva celebrato l'unione civile.

E' durato quindi soltanto pochi mesi quel matrimonio che da ben 52 anni la coppia, testimone di un amore esemplare e una delle prime più anziane in Italia a unirsi civilmente, desiderava. Franco, 83 anni, dei due era il più anziano e a darne notizia, sulla pagina Facebook, il coordinamento Torino Pride: "Questa mattina Franco ci ha lasciato - si legge sul web - ma soprattutto ha lasciato, dopo 52 anni, il suo compagno Gianni. Ricorderemo tutti e tutte quel giorno tanto atteso. Siamo vicini a Gianni che ha perso il suo grande amore".

Franco e Gianni, nella loro lunga vita, hanno portato avanti piccole e grandi battaglie per le tutele e il riconoscimento pieno dell'amore gay agli omosessuali. "Speriamo che la nostra storia - aveva detto Franco il giorno del sì - sia di esempio alle nuove generazioni. E' stato faticoso ma alla fine ce l’abbiamo fatta ed è stato molto emozionante. Un percorso difficile, ma felicissimo".

La Città metropolitana di Torino è vicina al dolore di Gianni per la scomparsa di Franco: la consigliera metropolitana Carlotta Trevisan - delegata dalla sindaca metropolitana Chiara Appendino a seguire le politiche di pari opportunità - ricorda oggi con simpatia e commozione la coppia omosessuale che dopo 52 anni di convivenza aveva potuto in agosto suggellare in matrimonio la prima unione civile di Torino. "Una coppia storica, un'unione civile storica" dice Carlotta Trevisan, commemorando la scomparsa di Franco. 

La sindaca Chiara Appendino e Marco Giusta, assessore alle Pari Opportunità, comunicano la vicinanza a Gianni e il cordoglio della città." Ci sentivamo un po' parte di quella famiglia – spiega Giusta – la loro storia ci aveva coinvolto, sentivamo che quei 15 minuti in Sala Matrimoni valevano moltissimo, non soltanto per la loro storia e il loro coraggio ma anche per la città e per tutti coloro che sentivano su di sé la stessa emozione, per il grande significato che quell’atto rappresentava per tutti”.

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Commenti (2)

  • Ma chi se ne frega?? Ma pensate agli italiani che ormai vivono alla fame! Ma andate a zappare! Braccia strappate alla agricoltura!

  • Condoglianze.

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