Antonio Carpini,caposquadra di una ditta edile, è morto sabato dopo essere precipitato nel vuoto da un'altezza di 30 metri nel cantiere del termovalorizzatore di Torino Gerbido.
Le prime testimonianze riferiscono che Carpini, dipendente della società Edil Due, stava lavorando in quota nel cantiere. Accertamenti e indagini sono state avviate per ricostruire la dinamica dell'incidente e accertarne la cause. In segno di lutto il cantiere resterà chiuso lunedì per decisione della società TRM S.p.A., responsabile della progettazione e costruzione del termovalorizzatore.
E' stata la stessa Trm a comunicare che "sta collaborando con le autorità competenti per chiarire prima possibile le cause dell'incidente e ha espresso "il più sentito cordoglio alla famiglia della vittima in questo momento di immenso dolore".
(ANSA)
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ivo comunque il casco non lo avrebbe salvato le regole ci sono nono tutti le rispettano.
Carlo 1°Il povero Antonio, lavorava a 30 metri, ma su un ponteggio con idoneo parapetto;
2°La normativa vigente (per chi non lo sapesse D.lgs 81/08 e s.m.i.) privilegia l'utilizzo di un D.P.C.(dispositivo di protezione collettiva- come un parapetto-) che un DPI (cintura-dispositivo di protezione individuale);
3° Il casco è un dispositivo di protezione individuale contro un eventuale caduta di oggetti dall'alto (di piccola entità, in quanto ha un carico di rottura). In tal caso non sarebbe servito a niente!!!;
4° Ti prego di non fare commenti così stupidi, in quanto "Antonio" era (purtroppo ahimè!!) un grandissimo lavoratore che operava nel pieno rispetto delle regole.
frattello matteo sono convinto che il resposabile della morte di antonio non avra pace x tutta la sua vita