Campioncino di arrampicata morto precipitando, per il giudice la colpa è solo dell'istruttore

Assolti tutti gli altri

immagine di repertorio

Condannato a due anni l'istruttore (omicidio colposo) per non avere controllato che tutto fosse sistemato correttamente, assolti sia il produttore dell'attrezzatura che il presidente della società sportiva: è l'esito della sentenza pronunciata nella mattinata di oggi, mercoledì 16 maggio 2018, in tribunale a Torino per la morte di Tito Traversa, il campioncino di arrampicata sportiva rimasto vittima di un incidente il 3 luglio 2013 a Orpierre, in Provenza (Francia), nel corso di una gara. Aveva soltanto 12 anni e abitava a Ivrea.

Il pm Francesco La Rosa aveva chiesto due condanne: a quattro anni e quattro mesi per l'istruttore, a quattro anni per il produttore. Anche per lui non c'erano prove sufficienti per condannare il presidente della società sportiva.

Oggi, dunque, è arrivata la sentenza. Secondo il giudice monocratico Maria Iannibelli l'unica cosa che conta è non avere controllato che, prima che il ragazzino si mettesse ad arrampicare, tutta l'attrezzatura fosse montata nel modo corretto. E questo spettava unicamente al suo istruttore.

I familiari di Tito Traversa erano rappresentati nel processo dagli avvocati Paolo Chicco e Lucietta Gai.

Il papà: "Emersa solo una parte delle responsabilità"

"Mio figlio è morto a causa di un concatenarsi di responsabilità di cui solo una parte è stata dichiarata con la sentenza odierna". Lo ha detto, dopo il verdetto, Giovanni Traversa, il papà di Tito. "Manca all'appello tutta una serie di responsabili - ha aggiunto - che, grazie a una serie di vari fattori, non sono stati presi finora in considerazione dalla giustizia". Quello di Traversa è uno sfogo che sintetizza l'amarezza per un verdetto che considera ingiusto. "Ho vissuto e partecipato ogni giorno a questo procedimento perché credevo di doverlo a Tito, ma mi è rimasta grande amarezza per non avere sentito quasi nessuno dire che gli dispiace e che avrebbe dovuto fare di più per evitare la sua morte. I 100mila euro da me ricevuti, quale parziale risarcimento del danno, dalla società Aludesign (la società di Cisano Bergamasco che ha prodotto l'attrezzatura da arrampicata utilizzata dal ragazzino, ndr) sono stati da me interamente devoluti in progetti in favore dell'infanzia che verranno realizzati da Casa Ugi in sua memoria".

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